Iren promette utili record ai comuni
In 6 anni investimenti per 1,8 miliardi. Debito in riduzione di circa 330 milioni e dividendi «soddisfacenti per gli azionisti»
REGGIO EMILIA. Iren inaugura una nuova era e dopo le fusioni del 2005 e quella del 2010 - che hanno aggregato le multiutility dell'Emilia, di Torino e di Genova - compie il passo più rilevante lanciando il piano industriale da qui al 2020. Data, quest'ultima, entro la quale il gruppo dell'energia, dell'acqua e dei rifiuti, punta a raddoppiare l'utile. Tutto questo mentre a Reggio Emilia, azionista di riferimento di Iren, è in atto uno scontro politico per la ripublicizzazione dell'acqua, servizio che andrebbe tolto proprio alla multiutility per riportarlo in mani pubbliche.
Il progetto “acqua pubblica” è bloccato dai timori del Pd e per volontà del comune capoluogo Reggio Emilia anche perché comporterebbe un investimento da 220 milioni di euro da parte degli enti pubblici reggiani, cifra che fa tramare i polsi agli amministratori. Iren, intanto, tira dritto per la sua strada e mette sul piatto della bilancia una promessa succulenta, che parla di un raddoppio degli utili - da 100 a 200 milioni di euro - nel giro di 6 anni, con benefici anche sulle cedole pagate ai comuni azionisti sempre più in debito di ossigeno. Mossa non di poco conto sommata ai soldi già riversati dall’azienda sul territorio tra sponsorizzazioni e interventi sul sociale.
Durante la conference call di ieri avvenuta a Palazzo Mezzanotte a Milano, sede di Borsa Italiana dove è quotata Iren, il presidente Francesco Profumo e il neo amministratore delegato di Iren Massimiliano Bianco hanno presentato quindi il massiccio piano di investimenti, risparmi e sviluppo che riguarderanno Reggio Emilia, Parma Piacenza, Genova e Torino. Altro punto caldo è stato il calo previsto dei debiti, nodo critico ma che al 2020 dovrebbero diminuire di 330 milioni scendendo sotto la soglia dei 2 miliardi di euro.
La strada della crescita parte prima di tutto dalle sinergie - che si tradurranno in risparmi - pari a 75 milioni, di cui 25 milioni legati al massiccio turnover del personale. Un piano che prevede l’entrata di 600 nuovi lavoratori l’uscita di addetti vicini alla pensione.
La strategia complessiva inserita nelle nuove linee guida puta a «completare il portafoglio di business spostandosi da un livello provinciale ad uno regionale - dicono i veritici di Iren - e consolidando per quanto possibile società locali nelle quali si possiede già delle partecipazioni. Nonostante le diverse opportunità presenti sul mercato, che il gruppo è fortemente intenzionato a cogliere, è stato adottato un approccio prudente e non sono state inserite nel piano operazioni di fusioni e acquisizioni», spiega la multiutility, che guarda al momento con distacco la concorrente A2A (Milano e Brescia) che ha sottoscritto una lettera di intenti con Linea Group (Cremona, Lodi e Pavia). Profumo ha sottolineato più volta il fatto che Iren si trovi ora a un punto di svolta: «Il cambiamento è l’asse strategico principale» ha commentato. La società ha approvato quindi il suo piano industriale al 2020 che prevede, come detto, un utile netto sostanzialmente raddoppiato e un Ebitda pari a circa 860 milioni di euro, in aumento di circa 220 milioni di euro rispetto al 2014, con un tasso di crescita annua del 5,1%. L’85% di tale risultato, spiega la società, verrà raggiunto già nel 2018. Anche i risparmi saranno ottenuti all’80% entro il 2018, e investimenti cumulati per circa 1,8 miliardi di euro, di cui 630 milioni in sviluppo. Sul totale degli investimenti, 450 milioni saranno dedicati a progetti aventi caratteristiche tecnologiche innovative. Iren, inoltre, spinge sui rifiuti. Da un lato la differenziata, dall’altro riacquisterà il 51% del termovalorizzatore di Torino.
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