Mire, campanello d’allarme «Resta il nostro obiettivo»
Il presidente Manghi incontrerà i dg Messori e Nicolini con il sindaco Vecchi «Faremo chiarezza sul finanziamento». Convocata anche la conferenza sanitaria
REGGIO EMILIA. «Il Mire rappresenta un’occasione di crescita ulteriore della nostra sanità. Ed è per questo che rimane un nostro obiettivo. So che si rincorrono voci su difficoltà nell’erogazione della seconda parte dei finanziamenti. Ma in tema di sanità bisogna lavorare su dati certi, non sulle suggestioni». Il campanello d’allarme è suonato. E non lascia indifferente il presidente della Provincia, Giammaria Manghi. Ma, prima di bussare alla porta di viale Aldo Moro, di fronte alle nubi che si stanno addensando sul futuro del Mire il presidente della Provincia ha intenzione di fare il punto della situazione a livello locale. Già la prossima settimana è previsto un primo vertice, al quale parteciperanno il sindaco Luca Vecchi, il dg del Santa Maria Nuova, Antonella Messori, e il numero uno dell’Ausl reggiana, Fausto Nicolini. A metà luglio, invece, è in programma la convocazione della conferenza socio-sanitaria, presieduta dallo stesso Manghi.
All’ordine del giorno, non solo il Mire. Ma anche il fondo per la non autosufficienza e la riorganizzazione dell’intera sanità reggiana, alle prese con una fusione delle due aziende che – di qui a un paio di anni – porterà alla nascita di un’Ausl unica. Argomenti affrontati ieri sulla Gazzetta dal vicesindaco, Matteo Sassi, che raccogliendo dubbi e malumori di addetti ai lavori ha mostrato perplessità sulle conseguenze che la nascita del Mire potrà avere per l’intera sanità provinciale. Per questo motivo, Sassi ha lanciato l’idea di convocare gli stati generali della sanità, coinvolgendo «tutti coloro che possono dare un contributo», a partire alle associazioni di volontariato.
«Condivido l’idea di allargare il confronto, anche se non amo la definizione “stati generali” – afferma Manghi – Non sono d’accordo però a ridurre il progetto del Mire ad un cantiere e quattro mura: non si tratta solo di contenitori, ma di progetti pensati per dare un ulteriore accrescimento all’erogazione della sanità nel nostro territorio, all’insegna dell’avanguardia».
Diversamente da Sassi, secondo Manghi la realizzazione del Mire non porterà la sanità reggiana davanti ad un bivio, dove bisognerà decidere se sottrarre risorse all’assistenza a lungo periodo in favore del nuovo padiglione. Al contrario, per il presidente della Provincia «il Mire non è un’alternativa a qualcos’altro». Tanto più ai punti nascite presenti in provincia: «Noi siamo sulla scia di una politica che nel tempo è in grado di garantire agli ospedali del territorio i servizi essenziali – spiega Manghi – attraverso specializzazioni vocazionali che possano risultare di integrazione reciproca al sistema anche grazie ad una loro maggiore qualificazione, resa possibile dallo scambio di esperienze con professionisti del Santa Maria».
Un percorso che il presidente della Provincia ammette di «condividere pienamente», nel quale sottolinea due obiettivi: «Garantire ai territori la presenza di ospedali in grado di avere dai pronto soccorso al resto dei servizi e caratterizzare ogni ospedale con una specializzazione, sulla base di un progetto provinciale integrato».
Una visione tuttavia che, prima di concretizzarsi definitivamente, dovrà fare i conti proprio con l’incognita Mire, mai apparso in discussione come in questi giorni: «Le suggestioni che si rincorrono da giorni devono essere approfondite nei luoghi preposti. Per questo con il sindaco Vecchi incontreremo Messori e Nicolini, per capire se a Bologna ci sono davvero difficoltà. Se ci saranno, chiederemo subito spiegazioni alla Regione».
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