«Ditta truffata per darsi alla bella vita»
Novellara: per il pm due dipendenti intascarono oltre 400mila euro. La difesa: «Architettò tutto il titolare, vanno assolti»
NOVELLARA. E’ un processo a tinte forti quello che sta mettendo uno contro l’altro – in tribunale a Reggio – due ex dipendenti della nota ditta A.C.M. (produce macchine per la lavorazione del legno) e l’amministratore delegato dell’azienda stessa, cioè Tiziano Ascari che si è costituito parte civile tramite i legali Helmut Bartolini e Silvia Piccinini (quest’ultima in rappresentanza della ditta).
Secondo l’accusa, il mantovano 58enne Ezio Bresciani e la novellarese 42enne Lara Bertozzi – figure di primo piano dell’azienda e legati sentimentalmente – si sarebbero intascati oltre 400mila euro truffando nel 2010-2011 la ditta, per darsi alla bella vita (pernottamenti nell’esclusivo Palace Hotel di Milano Marittima, biglietti per concerti) utilizzando pure la carta di credito aziendale. Per il pm Isabella Chiesi i due ex dipendenti avrebbero contraffatto le richieste di anticipazioni per fatture estere con tanto di fotomontaggio della firma del titolare, inoltre sarebbero stati scambiati in contanti fior di assegni nelle due banche in cui l’A.C.M. si serviva (su quest’ultimo versante la Bertozzi sarebbe stata agevolata dal fatto che era addetta alla contabilità e delegata alle operazioni bancarie). Una ricostruzione che ha portato il pm a chiedere per i due ex dipendenti una condanna a 2 anni e 8 mesi di reclusione, oltre al pagamento di mille euro di multa.
Sulla scia dell’accusa le richieste dei legali di parte civile per il risarcimento dei danni. «Ascari ha dedicato la propria vita al lavoro – sottolinea l’avvocato Bartolini – e quanto accaduto ha messo a rischio l’impresa che ha creato e dà lavoro a quaranta famiglie». Ieri mattina, però, l’avvocatessa Enrica Sassi – che difende i due imputati – ha completamente ribaltato il “quadro” della vicenda nella sua articolata arringa.
Il difensore ha rimarcato come la Bertozzi sia sempre stata considerata una persona di fiducia all’interno della ditta, mentre Bresciani, essendo un perito tecnico, non poteva avere competenze finanziarie o di gestione dei soldi di A.C.M. Ma l’avvocatessa Sassi si è spinta anche più in là, perché i suoi assistiti sostengono di aver agito su incarico dell’amministratore delegato Ascari, ipotizzando la costruzione di false prove nei tre mesi intercorsi tra il licenziamento della coppia e la querela. Infine ha chiesto l’assoluzione dalle imputazioni (truffa e falsità in scrittura privata) e relativamente alla truffa che il fascicolo venga rimandato al pubblico ministero per “correggere” l’imputazione in favoreggiamento.
Insomma, un vero “ginepraio” e il giudice Alessandra Cardarelli si pronuncerà lunedì, in aula, su tutto, sentenza compresa.
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