Acqua pubblica: servono 130 milioni
Il progetto della newco presentata nel corso di una commissione affollatissima. Ma qualcuno pensa che sia già tutto deciso
REGGIO EMILIA. Il processo di ripubblicizzazione dell’acqua non è stato arrestato definitivamente dal pronunciamento dei sindaci, che nella direzione provinciale del Pd hanno bocciato il piano di fattibilità per l’affidamento in house del servizio idrico. Questo almeno quello che continuano ad affermare i consiglieri di maggioranza del Partito democratico, anche nel corso dell’affollata seduta della commissione Ambiente che si è svolta ieri in Comune a Reggio, e nella quale ha preso la parola anche Emiliano Codeluppi dei comitati.
Per prendere una decisione, ha ribadito il capogruppo Pd Andrea Capelli, c’è tempo fino a settembre. Durante la seduta, introdotta dall’assessore Mirko Tutino, è stato esposto il piano di fattibilità per la ripubblicizzazione realizzato dallo studio Agenia, dove si ipotizza un fabbisogno finanziario per la nascita della nuova società pari a 130 milioni di euro. Nello studio di fattibilità vengono elencati gli aspetti positivi e gli elementi di rischio della ripubblicizzazione. Nel primo campo ricadono elementi di valutazione quali l’elevato know-how già presente nel ramo d’azienda, il perimetro della gestione ottimale da un punto di vista industriale per dimensione ed assetto infrastrutturale, la maggiore trasparenza nei confronti di soci e cittadini, la possibilità di reinvestire eventuali utili nel servizio in termini di maggiori investimenti o di riduzione della tariffa, l’elevata cultura e rilevanti esperienze di successo nelle gestoni pubbliche da parte dei Comuni della Provincia. Infine viene fatto notare che si tratta di un processo reversibile, in caso di risultati negativi, mediante attivazione di gara per gestione e/o per socio privato. Gli aspetti ritenuti critici, sono invece legati al fatto che qualsiasi attività imprenditoriale è per sua natura rischiosa. Altri elementi di rischio sono legati al fatto che si deve assicurare un management adeguato, la dimensione aziendale sarebbe ridotta rispetto ai grandi gruppi che operano sul mercato e questa nuova azienda sarebbe nell’impossibilità di diversificare il rischio gestionale (se va male l’acqua non ci sono altri business in grado di compensare il risultato negativo). L’aspetto però più rilevante, quello che provoca i maggiori dubbi, soprattutto dei sindaci, è legato a una questione normativa, cioè come inciderà il tema del consolidamento del bilancio delle partecipate e degli enti pubblici, alla luce delle novità previste dalla recente legge si stabilità. I sindaci temono che accollarsi i debiti ora in capo ad Iren e accendere nuovi mutui renderebbe impossibile rispettare il patto di stabilità. Un problema che al momento non sarebbe solo dell’eventuale newco reggiana, ma che colpirebbe molti altri enti locali in Italia.
Il capogruppo Capelli ha detto che le due ipotesi in campo, affidamento in house o andare a gara, comportano entrambe delle incognite, anche se al momento ha detto che sceglierebbe tra i due rischi il primo. «La pubblicizzazione ci espone al rischio di far gravare sui cittadini o i conti pubblici l’eventuale debito - ha detto Capelli -. Affidare invece a un privato per 25 anni la nostra acqua comporta il rischio di perderne il controllo». Il consigliere Pd Lanfranco De Franco ha invitato a procedere con il piano presentato, mentre Dario De Lucia ha sottolineato gli aspetti che ritiene positivi e quelli negativi, come l’indebitamento di lungo periodo a un tasso d’interesse del 5%. Lucia Lusenti di Sel ha chiesto che il confronto continui in modo serrato e il presidente della commissione Salvatore Scarpino l’ha rassicurata in tal senso. Alessandra Guatteri hainfine auspicato che «la decisione non sia stata già presa in altre sedi».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
