Reggio lancia la rivoluzione mediopadana
Niente fusioni, Severi sfida Milano e Bologna: «Creiamo una rete a ovest con Piacenza, Mantova, Parma e Cremona»
REGGIO EMILIA. C’è una “terra di mezzo” storicamente schiacciata tra i poli di Milano e Bologna che conta oggi 2,7 milioni di abitanti e 39 miliardi di export generati da territori sempre più omogenei e pronti ora ad emergere come un corpo unico. Una consapevolezza basata sui numeri e che disegna un perimetro che da Reggio arriva a Piacenza, passando per Mantova e Cremona formando l’area mediopadana, nome divenuto ormai il simbolo di una rivoluzione economico e sociale rilanciata ieri dal palco del Teatro Valli dall’assemblea degli industriali reggiani, pronti a far partire un cantiere per creare una rete di relazioni con benefici per imprese e territori.
Un tema non nuovo ma che supera ora la logica delle fusioni anche tra le sigle confindustriali - come ribadito ieri - per guardare invece a ovest dove vive e prospera un agglomerato che tenterà nei prossimi anni di sviluppare in primis infrastrutture e investimenti su larga scala.
VERSO OVEST. La creazione dell’area mediopadana rappresenta il fulcro della relazione di Severi, passato per l’approvazione dei vertici di Unindustria, che mette al centro del progetto la formazione di una rete di interessi comuni con Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Mantova e Cremona, «che devono connettersi per definire in maniera condivisa gli obiettivi d'area vasta, gli strumenti per raggiungerli e le conseguenti azioni di lobbying». Ognuno di questi territori ha una peculiarità sia a livello produttivo che infrastrutturale: Reggio ha la stazione mediopadana, la meccanica, l’agroalimentare e la meccatronica, Piacenza la logistica, Parma l’aeroporto, Mantova e Cremona raffinerie e vie fluviali, «infrastrutture condivise e i poli universitari e quelli della ricerca che devono diventare i nodi di una rete di competenze mediopadane» dice Severi. Infine, «l'alta velocità e la futura connessione con il Brennero sono un'occasione per tutti e tutti devono impegnarsi per far sì che si realizzi in coerenza con le esigenze mediopadane».
RESTANO I CAMPANILI. Per spingere per lo sviluppo dei territorio compresi nell’area bisogna quindi unire le forze senza annacquare le identità. Un punto imprescindibile per Severi, secondo il quale è necessario «mantenere integre la proprie identità e le rispettive autonomie» sposandole con «una vera e propria rivoluzione culturale». «Guardare con nuovi occhi la soggettività mediopadana» significa anche «far si che ciascun attore, amministrativo, economico e sociale, inizi a considerare i propri vicini non come competitori, ma come parte di sè, del proprio futuro e del proprio destino».
NUOVI CONFINI. Per il presidente degli industriali «è finita l'epoca nella quale chi produceva pensava solo a produrre e chi amministrava pensava solo ad amministrare, determinando logiche parallele condannate a non incontrarsi mai», sottolineatura che porta a un augurio preciso affinché «il futuro assetto amministrativo dell'Emilia tenga conto di queste considerazioni». Alla politica, quindi, è diretta una richiesta precisa: accelerare la transizioni - eliminazione delle province, fusione dei comuni eccetera - mentre per il sistema confindustriale è meglio che non cambi nulla. La fusione con Bologna e Modena è indigesta a Reggio: tra i grandi “azionisti” come i Maramotti ai piccoli entrati con l’acquisizione dell’ex Api, l’idea è di crescere restando padroni in casa propria. «Siamo convinti infatti - spiega Severi - che sia preliminarmente indispensabile valorizzare l'autonomia e la soggettività delle diverse associazioni emiliane impegnandoci per far sì che inizino a operare come una vera e propria rete. Un network capace di favorire la specializzazione dei diversi nodi per sviluppare servizi di nuova generazione in grado di apportare concreto valore alle imprese». Oggi insomma, prosegue Severi, «la sfida non è diventare più grandi, ma apprendere a essere più intelligenti, più rapidi, più connessi». Tutto ciò, conclude il presidente, «all'interno della dimensione mediopadana che mi auguro venga assunta consapevolmente e da tutte le associazioni come un grande progetto d'interesse generale».
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