Analisi sull’auto dei due albanesi
Quattro Castella: dubbi sulle loro versioni del delitto, forse qualcuno li ha aiutati
QUATTRO CASTELLA. E’ il momento dei riscontri da parte dei carabinieri – coordinati dal pm Maria Rita Pantani – su quanto raccontato dagli albanesi Famir Hykaj e Daniel Tufa, accusati dell’omicidio di Marco Montruccoli e del tentato omicidio del fratello Matteo, a Forche di Puianello. Gli accertamenti si sono ora concentrati sull’auto (una Polo) con cui – dopo averla rubata ad un vicino di casa nel Modenese la sera stessa della lite – i due albanesi dicono d’aver raggiunto la Germania (lì sono stati arrestati dopo oltre due mesi di latitanza). I carabinieri cercano tracce in quella macchina, anche di sangue, per capire se “qualcuno” ha aiutato i due nella fuga (è stata effettivamente usata quell’auto?) ma anche per verificare quale sia il tipo di ferite (naso fracassato, tagli da coltello alle mani) che i fuggitivi avrebbero subìto nel tragico corpo a corpo nell’abitazione di Matteo Montruccoli, in cui erano spuntati anche i coltelli. L’intenzione del pm Pantani è quella di un accertamento tecnico non ripetibile, ma l’avvocato difensore Carlo Taormina – dopo aver incontrato in carcere Hykaj e Tufa, da tempo trincerati dietro la legittima difesa – si è trasferito in Procura per presentare riserva di incidente probatorio relativamente alle analisi sull’auto. Una “mossa” per poter partecipare agli accertamenti, estendendoli pure ai familiari dei due fratelli Montruccoli e a Matteo stesso (assistito dal legale Marco Fornaciari). «Riteniamo inverosimile la tesi della legittima difesa – rimarcano gli avvocati Giovanni Tarquini e Francesca Guazzi (che tutelano i familiari della vittima) – per quanto concerne le molteplici coltellate inferte a Marco. Stiamo seguendo passo dopo passo l’attività della procura che riteniamo fondamentale per avere i risultati di carattere medico-legale volti a rappresentare cos’è effettivamente accaduto quella sera».(t.s.)
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