Che spettacolo il concerto goduto dal balcone di casa
Un quartiere adibito a teatro con il parcheggio trasformato in golfo mistico Dalle musiche del Nabucco a quelle del Barbiere passando dalla fanfara
REGGIO EMILIA. Sperimentazione, estro artistico e integrazione fra stili musicali, architetture, persone ed epoche. Il "concerto verticale" di sabato sera - che, per la prima volta, a Reggio ha trasformato un plesso residenziale in teatro, adattandone il parcheggio a buca d'orchestra e i balconi dei palazzi a palchetti - ha trasfigurato il quartiere di Rosta Nuova, collocandolo al di là dei conosciuti schemi spaziali e sociali. La musica è stata infatti vettore di socialità fuori e dentro ai civici del "Betulla 12", dove i condomini hanno ospitato il pubblico della serata sui ballatoi di casa e all'interno del cortile comune.
A levarsi al cielo del condominio progettato a inizi anni Ottanta dall'architetto Gianni Boeri, sono state le note barocche di Monteverdi, quelle sinfoniche del Nabucco verdiano, del Barbiere di Siviglia rossiniano e dell'Inno alla gioia di Beethoven, quelle settecentesche di Bach e Mozart, così come quelle avanguardistiche di Charles Ives e quelle popolari delle fanfare. Con richiamo simbologico al solstizio d'estate, alla concomitante Festa della Musica Europea ed al XXI secolo, alle ore 21.21, la Filarmonica "Città del Tricolore" del maestro Stefano Tincani ha inaugurato il concerto sfilando dal parco del Noce nero al centro del garage-buca, dove, ad attenderla, c'era l'orchestra "Fantasia in RE". Diretti dal maestro Stefano Giaroli, i musicisti - un ensemble di 30 strumenti fra archi, fiati e percussioni - hanno dialogato tra loro dall'interno della "buca" e dall'esterno.
Una parte degli ottoni, infatti, era disposta sui balconi-palchi, che, al momento della conversazione musicale, venivano illuminati.
A tal proposito, suggestiva l'esecuzione di "The Unanswered question", un brano in cui i fiati interrogano gli archi sul senso dell'esistenza.
Un dialogo che termina con il silenzio della nota "tenuta" dagli archi - a sottolineare la natura incerta della risposta - e che, sabato, è stato realizzato anche visivamente dalle luci, che sul quesito proveniente dai balconi sono calate prima che sul tacere della "buca".
I pezzi si sono susseguiti per un'ora e mezzo, inframezzati dal suono vocalico di letture tratte da "Un re in ascolto" di Italo Calvino e dalla riproduzione sonora delle voci del quartiere. Un evento innovativo nello scenario musicale locale e che, per i creatori - Centro sociale Rosta Nuova e "Prospettiva 21" -, vorrebbe essere un punto di partenza per portare Reggio al centro della sperimentazione artistica d'avanguardia. "Prospettiva 21", in particolare, è un gruppo di musicisti e musicologi reggiani «consapevoli - spiega uno dei membri, Paolo Perezzani - che la nostra città ha sempre avuto la vocazione per il nuovo e per la musica contemporanea e di ricerca. Manifestazioni come quella di sabato non rappresentano un'alternativa al teatro vero e proprio - prosegue -, ma sono occasioni che avvicinano le persone alla musica e che potrebbero spingerle ad andare nei luoghi solitamente deputati ai concerti o, magari, ad intraprendere lo studio di uno strumento».
Lo spettacolo - organizzato interamente "dal basso", grazie al lavoro degli ideatori, dei residenti dell'area coinvolta, alcuni dei quali resisi volontari logistici della serata di sabato, e, naturalmente, dei musicisti - ha visto anche l'aiuto del Comune e dei Teatri di Reggio Emilia, che hanno offerto l'attrezzatura indispensabile allo svolgimento della serata.
«La collaborazione fra cittadini, artisti e istituzioni, è stata alla base della riuscita dell'evento e sarà alla base di nuove similari iniziative», conclude Perezzani.
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