Il Parma è fallito e lascia la serie A dopo 25 anni
L'ex arbitro internazionale Alberto Michelotti: «Dobbiamo dire grazie a Ghirardi e Leonardi, non aggiungo altro»
PARMA. Dopo 25 anni, il Parma deve dire addio alla serie A. Sono infatti scaduti i termini per presentare offerte e nessuno si è fatto avanti per salvare il club. La speranza dei parmigiani, ora, è ripartire dalla D.
«Dobbiamo dire grazie a Ghirardi e Leonardi, non aggiungo altro». E' con queste parole che Alberto Michelotti, ex arbitro internazionale, commenta il fallimento del Parma Fc. «Non avrei mai creduto di scendere a questo livello – afferma Michelotti –. Io sto soffrendo veramente. Io amo la città, la mia gente, la mia squadra. È tremendo». L’ex arbitro – che è anche membro del club dei 27, covo doc degli amanti di Giuseppe Verdi, testimonial del dialetto parmigiano nelle scuole e ultimamente consulente per un film sulla storia della città – ha la voce rotta dalla commozione. «E so bene cosa sta provando la città di Parma», aggiunge con rabbia.
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«Dobbiamo dire grazie a Ghirardi e Leonardi di tutto questo – rincara la dose –. Non pensavamo certo di essere finiti in mano a due soggetti del genere, e non aggiungo di più perché quando mi arrabbio dico sempre qualcosa di troppo. Da ragazzo giocavo come portiere nella Giovane Italia, lì a 17 anni mi notò il Parma e iniziai così a vestire la maglia crociata – racconta l'ex arbitro –. Conosco tutti gli ex presidenti, i giocatori. Quando facevo l'arbitro internazionale mi allenavo con il Parma (che allora militava in serie C), facevo la preparazione estiva con loro. Il mio cuore soffre, è come subire una coltellata. E tutto a soli pochi mesi dalla celebrazione dei cento anni di vita del club».
«Non è la prima volta che succede – afferma Michelotti – siamo già falliti alla fine degli anni '60 e siamo stati capaci di risalire. Ma da tutti noi ora serve un forte richiamo alla città. Non dico come se non fosse successo niente ma dobbiamo continuare a seguire la squadra con la stessa passione, la stessa onestà e la sportività di sempre. Ora ho un sogno: vedere un Parma nelle categorie minori con una squadra composta da almeno nove undicesimi di ragazzi della città. Ma ripeto: vedrete che risaliremo e torneremo grandi».
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