Si allungano i tempi di attesa al pronto soccorso
La sperimentazione è finita, il ritorno al passato ha portato nuovi problemi
REGGIO EMILIA Alla fine, la sperimentazione della “valutazione rapida” per i pazienti meno gravi che ogni giorno accedono al Pronto Soccorso del Santa Maria Nuova ha dato i risultati che tutti auspicavano: una riduzione del 30% dei tempi d’attesa, sia per i codici bianchi che per quelli verdi, con una media di mezz’ora in meno di attesa per ogni paziente.
UN MESE DI FUOCO. E in tanti, tra gli operatori del Pronto Soccorso, già rimpiangono quelle settimane tra la fine di aprile e la prima metà di maggio, un maggio di fuoco, con diverse giornate “da bollino nero” in cui si sono superati i 250 accessi al giorno. E tra i primi che avrebbero visto con favore una prosecuzione della sperimentazione, c’è anche Anna Maria Ferrari, primario del reparto: «Se la struttura che abbiamo adottato per questa sperimentazione fosse stata più performante, avremmo potuto continuare con questo metodo che ha dato buoni frutti».
In particolare, i buoni frutti, si sono visti su un aspetto che non si evince dai numeri: quello dell’immediata presa in carico del paziente. Una mossa di natura psicologica, con il paziente che non rimane in sala d’attesa, ma viene subito assistitito da un medico e da un infermiere che restano comunque nella stanza con lui. Una banale rivoluzione che nelle settimane del test ha praticamente azzerato proteste e, in alcuni casi, autentiche aggressioni all’indirizzo di medici e infermieri.
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LA PACE E’ FINITA. Che la festa sia finita, una volta conclusa la sperimentazione, medici e infermieri se ne sono accorti subito. «Ti spezzo tutte le ossa». Soltanto pochi giorni fa una infermiera addetta al triage (la prima barriera d’accoglienza al pronto soccorso) è stata apostrofata così. «Purtroppo questi episodi accadono con frequenza - dice la dottoressa Ferrari - ed è così in tutti i Pronto Soccorsi italiani. Pensi che a Napoli l’Ordine dei medici sta pensando di dotare i professionisti del pronto soccorso di giubbotti simili a quelli antiproiettile, con una scritta che invita a “non sparare”».
Una sfida culturale, che chiama in causa i professionisti e soprattutto coinvolge l’utenza. Che magari non ha alcun problema a fare ore di fila per il biglietto di una finale scudetto della Grissin Bon e poi al pronto soccorso non esita a protestare per l’attesa. Perché l’altro dato che attribuisce ulteriore valore ai risultati di questa sperimentazione è il fatto che, una volta finita, non solo sono ricominciate le lamentele degli utenti, ma si sono tornati ad allungare i tempi d’attesa.
«Quello che vorrei che fosse chiaro - spiega ancora la dottoressa Ferrari - è che non stiamo parlando delle urgenze nè dei casi più gravi. Quelli vengono presi subito in carico». E ovviamente questo ha un effetto sulla gestione delle patologie meno gravi. Per questo i vertici del principale ospedale di Reggio vogliono provare a vincere attraverso questo nuovo approccio che, dopo la fase sperimentale, puntano a far diventare definitivo.
LAVORI IN CORSO. Lo studio è già in corso. Si parte dai dati della sperimentazione, per cercare di migliorare ulteriormente le performance. Ma il primo passo è quello che riguarda la logistica: i tecnici dell’ospedale sono già al lavoro per studiare le diverse opzioni. L’obiettivo è trasformare questi ambulatori “volanti” in vere e proprie stanze. E il problema, manco a dirlo, è quello dei costi. Le prime stime parlano di alcune centinaia di migliaia di euro. A settembre si potrebbe già prendere una decisione e partire con i lavori. «La speranza – conclude Ferrari – è che l’anno prossimo non si torni a vivere un maggio di fuoco come quello che abbiamo alle spalle».
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