Aemilia, 224 persone verso il processo ma non si trova l’aula
REGGIO EMILIA. Nel giro di una settimana la procura antimafia di Bologna dovrebbe chiudere la maxi inchiesta Aemilia e inviare gli avvisi di fine-indagini a 224 persone, atto che incardinerà le...
REGGIO EMILIA. Nel giro di una settimana la procura antimafia di Bologna dovrebbe chiudere la maxi inchiesta Aemilia e inviare gli avvisi di fine-indagini a 224 persone, atto che incardinerà le repliche difensive (memorie o richieste di interrogatori alla magistratura che ha indagato) nei venti giorni previsti per legge, per arrivare infine alle richieste di rinvio a giudizio da parte della Dda.
L’ha anticipato – ieri mattina intervenendo in tribunale a Bologna ad un’assemblea dell’Anm – il procuratore capo Roberto Alfonso che non solo “svela” tempi giudiziari da record, ma anche che in questa corposa inchiesta anti-ndrangheta sono finite ventun persone in più rispetto a quanto emerse a fine gennaio (in cui risultarono 203 persone nel mirino, di cui 117 raggiunte da ordinanze di custodia cautelare e 86 gli indagati a piede libero). Ventun persone che sinora non hanno mai ricevuto comunicazioni dalla procura antimafia e che, quindi, conosceranno solo fra una settimana di cosa sono accusate. «Sono sicuro che entro il 28 giugno notificheremo gli avvisi di fine-indagine – afferma soddisfatto il procuratore Alfonso – perciò a cinque mesi dalle prime ordinanze, uno sforzo enorme e gigantesco da parte di magistrati e uffici giudiziari, non posso che lodarli sia per la gestione delle indagini che per la gestione amministrativa del fascicolo». Alfonso poi aggiunge che «stiamo controllando imputazione per imputazione», ringraziando la polizia giudiziaria e «i tre miei colleghi che hanno lavorato a questa inchiesta, uno dei quali fin dall’inizio (Marco Mescolini, ndr)». E qui esce prepotentemente il problema-aula in vista dell’udienza preliminare («Durerà qualche mese») che si terrà a Bologna (il successivo dibattimento a Reggio) dove serve uno spazio da almeno 350 persone (fra imputati e avvocati) con forti esigenze di sicurezza. «Abbiamo chiesto io e il procuratore – spiega Francesco Scutellari, presidente del tribunale di Bologna – un incontro con il ministro Andrea Orlando che dovrebbe tenersi nei prossimi giorni. Il rischio reale è che decadano le misure cautelari detentive e questo sarebbe un’immagine negativa per la giustizia italiana. E’ il più importante processo di mafia che viene celebrato nell’Italia settentrionale». La previsione, infatti, è di partire con l’udienza preliminare a metà ottobre, con le misure cautelari che scadono a fine gennaio 2016.
Dopo aver visto e giudicato non idonei alcuni teatri e l’ala-bunker del carcere della Dozza («C’è un progetto di manutenzione da 1,3 milioni di euro fermo al ministero da un anno), si punta ad un padiglione in fiera, ma non è ancora chiaro da chi e in che modo saranno coperte le spese. (t.s.)
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