Rubava i bancali, arrestata una famiglia
Cavriago: un 45enne e la compagna si facevano aiutare dai due figli. Tutti hanno patteggiato un anno di reclusione
CAVRIAGO. “E’ passata la vigilanza qua dentro”, “Allora cosa facciamo?”, “Venite è andato via”. Questi i messaggi che correvano su WhatsApp: da una parte i figli, che facevano da palo, dall’altra una coppia, che rubava i bancali in legno da un’azienda della zona industriale di Cavriago.
A scoprirlo sono stati i carabinieri di Sant’Ilario d’Enza, che, con l’accusa di concorso in furto aggravato hanno arrestato Antonio Ognibene, 45enne agrigentino residente a Reggio Emilia, la compagna convivente Rosaria Barletta, 47enne, originaria della provincia di Taranto, e i due figli, Leonardo Ognibene, di 20 anni, e Gianni De Pascali, di 24 anni, residente a Rubiera, figlio della donna.
La vicenda è stata scoperta dai carabinieri nella notte tra domenica e ieri, poto prima dell’una, quando al 112 è arrivava una telefonata che segnalava la presenza sospetta di un furgone con cassone che entrava e usciva dalla zona industriale di Cavriago. Sul posto si è subito recata una pattuglia di Sant’Ilario. I carabinieri hanno quindi fatto un appostamento, scoprendo che il furgone entrava nella zona industriale con il cassone vuoto e ne usciva 15 minuti dopo con il cassone pieno di bancali in legno. Erano già stati effettuati almeno 4 o 5 i viaggi. All’uscita dalla zona industriale, inoltre, il conducente spegneva i fari.
I carabinieri, dopo aver ricostruito il percorso della banda, hanno quindi fermato l’autocarro carico con una cinquantina di bancali, tutti risultati rubati. A bordo, il 45enne Antonio Ognibene, che guidava e la compagna di 47 anni, che ammettevano da subito le loro responsabilità.
Gli accertamenti dei carabinieri sono poi proseguiti consentendo di recuperare altri 135 bancali di legno, sempre frutto del colpo, presso l’abitazione della coppia, residente a Coviolo. Come documentato dai messaggi su WhatsApp, è emerso che i due si erano avvalsi della collaborazione dei due figli, che svolgevano la funzione di palo nei pressi dell’azienda derubata. I due giovani sono stati rintracciati dai carabinieri e condotti in caserma, dove già si trovavano i genitori. Alla luce di quanto accertato, i quattro congiunti sono stati dichiarati in arresto con l’accusa di concorso in furto aggravato.
Ieri mattina, in tribunale a Reggio davanti al giudice Luca Ramponi, i quattro – difesi dall’avvocato Fabio Benati – hanno detto d’aver agito per disperazione, spinti dal rischio di sfratto perché senza un soldo e quindi non in grado di pagare l’affitto.
Tramite il loro legale hanno poi patteggiato: per tutti un anno di reclusione e 200 euro di multa. Solo la donna è tornata pienamente in libertà (il suo patteggiamento è con pena sospesa), mentre il compagno ha il divieto di dimora a Reggio e gli altri due figli devono rispettare l’obbligo di firma (a Reggio uno, a Rubiera l’altro).
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