Gazzetta di Reggio

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Truffa, condannati i due ex dipendenti

di Tiziano Soresina
Truffa, condannati i due ex dipendenti

Novellara: pena più dura (2 anni e mezzo) per la 42enne. In arrivo altre denunce. La difesa: «Sconcertante, si farà appello»

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NOVELLARA. Anche se con dei distinguo, il giudice Alessandra Cardarelli ha ritenuto ieri i due ex dipendenti – ai tempi anche legati sentimentalmente – responsabili nel biennio 2010-2011 della truffa da oltre 400mila euro alla ditta A.C.M., arraffati per darsi alla bella vita (pernottamenti nell’esclusivo Palace Hotel di Milano Marittima, biglietti per concerti). Più dura la condanna per la novellarese 42enne Lara Bertozzi: 2 anni e mezzo di reclusione, oltre al pagamento di una provvisionale di 5mila euro al titolare dell’azienda Tiziano Ascari (costituitosi parte civile tramite l’avvocato Helmut Bartolini). L’ex impiegata – non presente ieri in tribunale a Reggio alla lettura della sentenza – dovrà pagare, in solido con il mantovano 58enne Ezio Bresciani, anche una provvisionale di 25mila euro all’azienda (rappresentata, come parte civile, dall’avvocatessa Silvia Piccinini). Meno pesante la condanna per Bresciani: 1 anno e 4 mesi di reclusione, essendo stato assolto da due reati (falso e utilizzo indebito della carta di credito aziendale). Il 58enne è invece in aula ed accusa visibilmente il colpo. Come sempre battagliero il difensore, cioè l’avvocatessa Enrica Sassi: «La sentenza mi ha lasciato sconcertata – dice – perché sul piano tecnico vi sono dei profili importanti che in ogni caso, a mio parere, avrebbero dovuto portare ad una decisione diversa. Continuo a ritenere che non sia possibile sottrarre in poco più di un anno centinaia di migliaia di euro ad un’azienda di piccole-medie dimensioni, cambiando gli assegni regolarmente firmati dal titolare dell’azienda senza che nessuno obietti nulla e nessuno se ne accorga. Ma soprattutto penso che non si possa pervenire ad una pronuncia di condanna quando tutti gli accertamenti sugli imputati hanno dato esito negativo nel senso che non sono state ritrovate le somme provento della presunta truffa all’azienda. Per quanto concerne Bresciani – rimarca in conclusione – ritengo non vi siano elementi a suo carico di nessun genere. Attendo le motivazioni, comunque impugnerò questa sentenza non condivisibile».

Al di là del ricorso in Appello, questa vicenda non finirà comunque qui, perché vi sono altre denunce parallele fatte dall’azienda e dal titolare, inoltre anche quanto accaduto durante il processo potrebbe portare ad ulteriori “frizioni” da carte bollate.

I due ex dipendenti hanno sostenuto di aver agito su incarico dell’amministratore delegato Ascari e nell’arringa sono “piovuti” attacchi al patron (ipotizzata la costruzione di false prove) sui tre mesi intercorsi fra il licenziamento della coppia e la querela. L’azienda, sul punto, ha ieri replicato parlando di un ritardo dovuto alla complessità del caso che ha richiesto, per essere efficace, accertamenti di contabili, grafologi e tecnici informatici. Comunque stringati i commenti dei due legali di parte civile. «Ascari (anche ieri in aula, ndr) è stato danneggiato anche personalmente da questa vicenda e siamo soddisfatti per la sentenza» sottolinea l’avvocato Bartolini. «E’ andata come doveva andare» si limita a dire l’avvocatessa Piccinini. Un primo atto che già la dice lunga sulle tensioni fra le parti.

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