Fcr, Sel si spacca sul caso Rabitti
Il botta e risposta tra Sassi e Bonforte apre una nuova crisi nella maggioranza
REGGIO EMILIA. Sel di lotta e di governo. I malumori che da tempo si respirano a livello regionale spaccano Sel anche a livello comunale, con la nomina di Annalisa Rabitti a presidente Fcr che apre un nuovo strappo nella maggioranza. Dopo la ripubblicizzazione dell’acqua, reclamata a gran voce dall’alleato e stoppata dal Pd, è sempre il coordinatore provinciale Sel, Michele Bonforte, ad alzare la voce, definendo la scelta di Rabitti come il risultato di una logica «spartitoria». A Bonforte ribatte però il vicesindaco del suo stesso partito, Matteo Sassi, specificando che quella del coordinatore «è una posizione del tutto personale, mai discussa all’interno degli organismi preposti». Dichiarazioni alle quali non manca un ulteriore affondo: «La sindrome del comunicato stampa quotidiano andrebbe lasciata al sensazionalismo grillino. Polemiche marginali e fini a se stesse servono solo ad alimentare il mare dove sguazzano i populismi».
Per quanto riguarda invece la presidente Fcr, Sassi osserva che «tale scelta dovrebbe essere valutata non solo rispetto alla designazione della nuova presidente, ma all’interno del complessivo rinnovo del cda dell’azienda, capace di raccogliere un ottimo equilibrio di esperienze e competenze». In quest’ottica «credo che Rabitti sia in possesso delle capacità, oltre che del rigore morale, necessari per guidare un cda che dovrà consolidare Fcr nella gestione dei 24 punti vendita e del mercato intermedio dei prodotti farmaceutici. E, al contempo, dovrà sviluppare nuovi servizi legati al Welfare». Ma sul caso Rabitti interviene anche Giorgio Campioli, il consigliere subentrato proprio alla neo-presidente Fcr, il cui intervento in aula ha scatenato le ire del Pd, Salvatore Scarpino. Campioli aveva parlato di «aria nuova» nelle partecipate, parole lette come un attacco all’ex presidente Fcr, Franco Colosimo.
Per questo ora il neo consigliere puntualizza: «Si è voluto far passare il mio intervento come un attacco personale nei confronti dell’ex presidente. Non era quello il senso delle mie parole, invece incentrate sui criteri di scelta dei vertici delle partecipate e della specifica competenza in campo farmaceutico che non è richiesta, in senso specialistico, per chi si appresta a guidare un’azienda che, oltre ai negozi, svolge attività di magazzino, nonchè esercita un’azione determinante nel Welfare del sistema reggiano».
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