Capannone di Salvaterra devastato dalle fiamme
Casalgrande: l’incendio alla Fratelli Corradini nella notte tra martedì e mercoledì La scintilla è partita da alcune batterie. Danni al tetto e all’impianto fotovoltaico
CASALGRANDE. Una scintilla partita da un cumulo di vecchie batterie elettriche, un incendio intensissimo che si propaga tramite i trucioli di alluminio e un impianto fotovoltaico semi-distrutto. È stata una nottata lunga e agitata quella fra martedì e mercoledì a Salvaterra al viottolo del Pino, sede dell’azienda Fratelli Corradini, che si occupa di commercio di metalli, comprando e recuperando residui ferrosi e non ferrosi dalle industrie e dai cantieri.
Poco dopo le 4 del mattino è scoppiato un incendio in un magazzino esterno, coperto dal sottotetto dell’edificio principale. Nel giro di pochi minuti le fiamme hanno coinvolto buona parte della struttura, sino a lambire l’interno e il tetto, dove hanno intaccato l’impianto fotovoltaico installato sulla sommità. L’allarme è partito rapidamente e a Salvaterra sono arrivate parecchie squadre dei vigili del fuoco, partite da Reggio Emilia e Sassuolo, affiancate dai carabinieri casalgrandesi e raggiunti più tardi anche dal sindaco Alberto Vaccari. Le operazioni di spegnimento sono durate parecchie ore, sino alla tarda mattinata, perché si è rivelato necessario tenere sotto controllo la zona di origine del rogo, dove il calore era ancora molto elevato.
L’incendio, che secondo i primi rilievi è assolutamente accidentale, si è sviluppato da un’area usata come deposito di batterie elettriche da riciclare, coperta dal sottotetto. Al suo fianco, c’erano dei cumuli di truciolato metallico, uno ferroso e uno di alluminio.
Quest’ultimo è il motivo dell’intensità delle fiamme, perché il materiale può raggiungere rapidamente temperature molto alte, che poi mantiene per molte ore. Il rogo si è ampliato alla svelta e allo stesso tempo, per spegnerlo, si è dovuto manovrare con molta cautela l’alluminio, per evitare che muovendolo trovasse nuova spinta, al contatto con l’ossigeno. Si è quindi dovuto lavorare sino a quasi a mezzogiorno per mantenere l’area isolata e per governare la situazione senza rischi per nessuno.
Da tutte le ispezioni e dai primi rilievi, fatti sia durante le operazioni sia dopo lo spegnimento, non sono emerse tracce che possano portare verso l’ipotesi dolosa. Quasi certamente una scintilla in una batteria ha trovato “terreno fertile” per espandersi in tempi rapidissimi. (adr.ar.)
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