La scuola protesta con uno sciopero della fame
La manifestazione degli insegnanti controla riforma del governo arriva sabato a Reggio Emilia con un sit-in davanti alla prefettura
REGGIO EMILIA. Il "ricatto della buona scuola" è un boccone talmente amaro per gli insegnanti da spingere qualcuno ad imitare i digiuni di Marco Pannella. Probabilmente saranno tutti obbligati a ingurgitarlo, se il Governo imporrà oggi al Senato e poi alla Camera il maxi-emendamento con il voto di fiducia. Intanto, i sindacati di categoria di Cgil, Cisl, Uil e gli autonomi Snals e Gilda si battono sull'ultima spiaggia organizzando a livello regionale lo sciopero della fame a staffetta.
Avevano incominciato quelli di Bologna, dal 7 al 13 giugno. Sabato toccherà ai reggiani. Dalle 9 un presidio di lavoratori della scuola manifesterà “contro l'indigesta riforma Renzi” davanti agli uffici della Prefettura, in corso Garibaldi, senza toccare cibo. La protesta continuerà per l'intera giornata, prima di dare il cambio a un'altra città. I sindacati cercano il coinvolgimento degli studenti, dei genitori e in genere dei cittadini interessati a mantenere un sistema che assicuri a tutti pari opportunità di istruzione.
«Non resta che opporre i nostri corpi - spiegano - allo snaturamento selvaggio della più importante istituzione culturale del nostro paese. E' assolutamente prioritario impegnarci a difendere quella scuola che è stata capace negli anni di garantire a milioni di ragazze e ragazzi il diritto di godere di un'istruzione di assoluta qualità e accessibile a tutti in egual misura».
Con la riforma Renzi, a loro parere, ricompariranno le antiche discriminazioni sociali: «Scuole private per i ricchi, scuole pubbliche di lusso nei quartieri bene delle città e scuole pubbliche senza risorse e senza speranza nei quartieri popolari e nelle periferie povere. Scuole di serie A e scuole di serie B: un salto indietro di decenni. Di nuovo accadrà che i figli dei dottori faranno i dottori e i figli degli operai faranno gli operai»
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