Gazzetta di Reggio

Reggio

Unimore, oggi la protesta degli “ermellini”

Unimore, oggi la protesta degli “ermellini”

Docenti e ricercatori sul piede di guerra per il blocco degli scatti di anzianità decisi dal governo

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. La chiamano la “rivolta degli ermellini” ma la protesta che va in scena stamane negli atenei italiani coinvolge non solo una parte del senato accademico, ma tutti i docenti, dai più qualificati ai semplici ricercatori. Anche ad Unimore si annuncia una dimostrazione pubblica nelle due sedi di Modena e Reggio. Le ragioni sono molteplici. Innanzi tutto i fondi assegnati all’università italiana per sviluppare la ricerca, dopo anni di mancati sostegni, sono sempre più esigui. E ciò appare in netto contrasto con quanto avviene all’estero. Purtroppo a farne le spese sono gli studenti anche se i laureati italiani riescono ugualmente a brillare in campo internazionale. Ma questo non è anche merito di chi li forma? Il personale che siede in cattedra subisce invece da anni il blocco dei riconoscimenti economici e questo suona come una offesa alla funzione, diventa una questione di dignità. Tanto più che, mentre i finanziamenti languono, con il blocco del turn over si sta riducendo il numero dei dipendenti, le nuove assunzioni sono ridottissime e dilaga intanto il precariato. A completare questo quadro deprimente c’è infine l’autentica esplosione della burocrazia che impone continuamente moduli e questionari molte volte di dubbia utilità e per alcuni aspetti dannosi sul piano economico.

Sono queste, in sintesi, le denunce che il corpo accademico italiano ha manifestato al Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, attraverso una dettagliata nota firmata dal professor Carlo Vincenzo Ferraro del Politecnico di Torino che, dopo 45 anni di servizio, sta per lasciare il proprio incarico con il rammarico di uno scarso riconoscimento del ruolo svolto dai propri colleghi. La protesta, che è stata illustrata anche agli studenti trovando un ampio consenso, è stata sottoscritta da oltre 20.000 docenti (140 quelli di Modena e Reggio) 8.000 dei quali hanno annunciato la partecipazione, stamane, ad una manifestazione pubblica che interesserà appunto anche le due sedi emiliane di Unimore.

«Demotivando chi insegna – ricorda Ferraro nella sua denuncia – si creano gravi danni all’Università pubblica e si incide negativamente sul reclutamento dei giovani». E ancora: «Vorrei lasciare una Università che veda pienamente riconosciuto il suo ruolo e guardi a futuro con speranza». Per concludere: «Presidente, dia una soddisfazione ai colleghi che stanno lottando con me ed a quelli che hanno perso ogni speranza. La dia alle centinaia di migliaia di nostri studenti che da una Università motivata possono solo trarre estremo beneficio per la loro preparazione professionale. Le chiediamo tutti insieme di ridare all’Università la dignità che merita, di darle le risorse necessarie per progredire ulteriormente e ridarle la speranza per il futuro». (l.v.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google