Coopbox, incontro con i sindacati dopo la maxi multa
REGGIO EMILIA. Ispezioni senza preavviso, mail intercettate e confessioni a raffica. Sono le operazioni investigative messe in atto dagli ispettori titolari dell’indagine internazionale della...
REGGIO EMILIA. Ispezioni senza preavviso, mail intercettate e confessioni a raffica. Sono le operazioni investigative messe in atto dagli ispettori titolari dell’indagine internazionale della Commissione europea che ha portato due giorni fa alla sanzione da 33 milioni di euro comminata a Coopbox, azienda di imballaggi alimentari controllata dal Ccpl, cooperativa sulla quale ricade la multa e che dovrà ora fare i conti con le banche.
Ccpl, infatti, è “fuori” di 20 milioni di euro rispetto a quanto prospettato agli istituti di credito, con i quali dovrà rinegoziare il piano di rientro dei debiti che dovrebbe alleggerire il passivo da oltre 200 milioni che grava sui conti del gruppo. «Avevamo già un incontro fissato con Coopbox per giovedì prossimo per questioni operative ma mi sa che il confronto virerà chiaramente sulla multa - dice Vittorio Venezia, segretario della Filctem-Cgil di Reggio - Almeno ora sappiamo la cifra definitiva e vogliamo sapere quale saranno le decisioni che verranno prese dal Ccpl, con il quale è sempre aperto un tavolo permanente di confronto con i sindacati. La nostra preoccupazione aumenta anche perché Coopbox è un’azienda che lavora: ha qualche problema sulle marginalità ma non certo di mercato. I dipendenti sono arrabbiati e le colpe degli amministratori del gruppo Ccpl restano e rischiano di essere pagati proprio dai lavoratori».
In tutto l’organico di Coopbox conta 150 addetti, buona parte dei quali nello stabilimento di Bibbiano, di fronte ai quali si pone ora un problema più finanziario che industriale, in grado peraltro di mettere in mora anche il futuro dell’intera galassia formata dalle controllate del Ccpl.
Sullo sfondo resta l’indagine della Commissione europe,a che ha elevato una multa totale di 115 milioni di euro suddivisa per una decina di aziende che dal 2000 hanno manipolato aste e si sono scambiate informazioni commerciali sensibili costituendo così un cartello sui prezzi. Oltre agli incontri tra i rappresentanti delle imprese vi sono stati numerosi scambi di messaggi di posta elettronica e di telefonate. In alcuni di questi cartelli, i partecipanti si riferivano ai propri contatti illeciti usando i termini “club” o addirittura “mafia”. La Commissaria per la Concorrenza Margrethe Vestager ha dichiarato: «Milioni di consumatori che hanno comprato alimenti per sé e per le proprie famiglie sono stati potenzialmente danneggiati da questi cartelli. Le imprese coinvolte si sono spartite il mercato e si sono accordate sui prezzi anziché competere sulla base dei rispettivi meriti». (e.l.t.)
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