Il colonnello Zito lascia Reggio: "Antimafia, resta molto da fare"
Il comandante va a Roma, al suo posto arriva il colonnello Antonino Buda. Il bilancio di questi ultimi tre anni: "Un momento storico per questo territorio"
REGGIO EMILIA. Il comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Paolo Zito, lascia Reggio. Per lui c'è il trasferimento a Roma, al comando della I Brigata Mobile che ha competenza su tutti i reggimenti e i battaglioni d'Italia impegnati nell'ordine pubblico. Al suo posto, dal 20 luglio, a Reggio arriverà il colonnello Antonino Buda, attualmente all'ufficio criminalità organizzata del comando generale.
"Sono stato a Reggio Emilia in un momento storico per questo territorio, da una parte per l'azione di prevenzione antimafia fatta dalla prefettura, dall'altra per l'operazione Aemilia coordinata dalla Dda di Bologna. Ora siamo già in un fase successiva, quell'accertamento all'interno di un Comune della provincia per infilitrazioni. Il supporto dell'Arma è stato determinante" sono state le parole del colonnello Zito durante la conferenza stampa di saluto.
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In questi tre anni con Zito al vertice dell'Arma reggiana, sono state 1.300 le persone arrestate, 12mila le denunce, centomila i servizi di controllo del territorio, con l'impiego di oltre 200mila uomini.
Sul fronte antimafia, però, tutto è iniziato con il sequestro preventivo di beni per oltre 3 milioni di euro nei confronti di Francesco Grande Aracri, primo sequestro di beni operato non solo nel Reggiano ma nell'intera regione Emilia Romagna. E' seguito quello da 5 milioni di euro nei confronti dei fratelli Sarcone, nel settembre 2014. Tra i due sequestri, ci sono stati l'operazione Zarina con 13 provvedimenti restrittivi di natura cautelare nei confronti di soggetti ritenuti affiliati alle cosche Arena e Nicoscia di Isola Capo Rizzuto. Quindi, a gennaio 2015 l'operazione Aemilia con 117 ordinanze di custodia.
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Grazie all'informativa sul Comune di Brescello, firmata da Zito, dal Ministero dell'Interno è arrivato l'ok a una commissione - la prima in Emilia - per verificare l'eventuale presenza di infiltrazioni malavitose.
"Noi in questi tre anni abbiamo fatto la nostra parte - commenta Zito - Ma resta ancora molto da fare. I vuoti lasciati dagli arresti di Aemilia si colmano rapidamente, per cui è importante decifrare chi potrà subentrare nella gestione degli affari illeciti al posto o per conto della cosca Grande Aracri. Bisogna inoltre valutare fin da ora i legami con la criminalità cinese e albanese, e affinare la capacità di leggere i nuovi assetti societari delle imprese che tendono a eludere le interdittive antimafia. Non sempre le dichiarazioni di intenti si traducono in fatti".
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