«Non ci sono solo grandi concerti»
Federico Amico, presidente regionale Arci: «I progetti hanno senso solo se c’è continuità di eventi»
REGGIO EMILIA. «A me viene in mente un’arena che abbia al suo interno spazi micro e macro. La continuità di eventi deve essere la chiave del progetto». Così Federico Amico, presidente regionale dell’Arci, commenta l’ok dell’Enac ottenuto dal Comune per la concessione ventennale del campovolo alla società Aeroporto. Un via libera storico, che spalanca le porte all’Arena Grandi Eventi nello spazio non operativo, per il quale ad ottobre verrà realizzato un bando pubblico.
Sempre in un’area adiacente al campovolo, in parte di proprietà comunale e in parte su terreni privati, il manager del Liga, Claudio Maioli, ha inoltre approfondito il suo studio di fattibilità per la collina della musica, il cui rendering originario era stato presentato nel 2012, all’indomani di Italia Loves Emilia, per poi essere accantonato.
«Il fatto che ci siano in ballo due progetti non credo sia un male – spiega Amico – magari dalla loro unione viene fuori una terza idea migliore delle altre due».
Il modello che Amico ha in mente per una probabile futura Arena è il parco Nord di Bologna: un’area a ridosso delle fiere che periodicamente ospita festival musicali, ma anche concerti di portata minore. «Sono pochi gli artisti in grado di portare centomila persone ad un evento – aggiunge Amico – per questo tipo di concerti serve un taglio di eventi internazionale. Questi spazi però vivono meglio se hanno una relazione continuativa nel tempo e un rapporto continuo con la città».
È per questo motivo che, nella futura selezione del gestore dell’area, secondo il presidente regionale dell’Arci non si potrà non partire da un percorso condiviso: «Condivido l’idea di fare il bando. E penso che si debbano mettere in campo azioni per evitare il rischio di affidare tout-court a terzi una parte importante della città che, in prospettiva, può esercitare un suo valore. I progetti partecipati sono più lunghi rispetto ai percorsi decisionisti, ma garantiscono un intervento che abbia un senso di continuità con la città».
Per Amico, «in vent’anni (ovvero la durata della concessione aeroportuale, ndr) cambiano un sacco di cose: o nel progetto dell’arena c’è un concorso complessivo di tante forze economiche, produttive e culturali, oppure il campovolo rischia di restare uno di quei pezzi di città vissuti come appendici esterne».
Di qui l’appello a non occuparsi esclusivamente di grandi eventi: «L'operazione Arena ha senso se non sarà solo una struttura che si attiva a spot. Deve invece respirare complessivamente tutto l’anno, inverno compreso, con riverberi sull’indotto economico, puntando sulla centralità di Reggio e sulla tanto evocata area Mediopadana. Se l’Arena sarà solo un elemento per fare spot, credo che si corrano rischi negativi nella percezione dei cittadini. Al contrario, il progetto deve rientrare a pieno nel tessuto cittadino».
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