Ostetricia, accordo vicino per salvare il reparto
Castelnovo: approvato in Regione un documento per valutare «altre soluzioni per garantire il servizio» al Sant’Anna grazie all’integrazione con il Santa Maria
CASTELNOVO MONTI. C’è ora una ulteriore base di lavoro concreta per cercare di salvare il reparto di ostetricia dell’ospedale “Sant’Anna”. Dopo la forte mobilitazione a livello locale, che ha visto nei giorni scorsi l’approvazione di un documento comune appoggiato da Enti Locali, Comitato “Salviamo le Cicogne”, associazioni di categoria e molte altre realtà dell’Appennino, ieri in Regione è stata discussa ed approvata una risoluzione che ha avuto un appoggio assolutamente trasversale, con il voto favorevole di Sel (primo firmatario Yuri Torri di Casina), Pd, M5S, Altra Emilia Romagna, Lega Nord e Fratelli d’Italia. «Nel 2010 – si legge nel documento – il ministero della Salute ha predisposto un piano di riorganizzazione dei presidi ospedalieri, successivamente ratificato da un Accordo della conferenza Stato-Regioni, che individua parametri qualitativi e quantitativi, omogenei su tutto il territorio nazionale, per la definizione delle strutture ospedaliere».
«La Regione Emilia-Romagna, grazie all’opera di riorganizzazione avviata già nella scorsa Legislatura può ottemperare all’accordo, senza che siano necessari ulteriori ridimensionamenti dei presidi ospedalieri, salvaguardando così le diversificate esigenze di tutti i territori, a partire da quelli più disagiati della montagna». Un passaggio che appare già positivo per la situazione di Castelnovo, poi il documento nello specifico sui reparti di Ostetricia prosegue: «Per quanto concerne i punti nascita, il Piano di riorganizzazione prevede che la soglia minima di sicurezza sia fissata a 500 parti all’anno e fissa il bacino di utenza ottimale tra gli 80.000 e i 150.000 abitanti. La Regione Emilia- Romagna si appresta a varare le Linee guida di riordino della rete ospedaliera e dei punti nascita con l’obiettivo primario di garantire la sicurezza delle prestazioni sanitarie erogate. Si impegna dunque la Giunta a coinvolgere gli enti locali e le realtà territoriali nella definizione dei contenuti del Piano di riorganizzazione della rete ospedaliera in modo che si giunga a soluzioni condivise, che tengano conto dei bisogni diversificati dei territori, delle criticità emerse e della necessaria sicurezza delle prestazioni erogate». Il documento regionale impegna «a valutare inoltre nei territori maggiormente decentrati e con condizioni di criticità orografiche, come ad esempio quelli montani, l’attuazione di soluzioni organizzative adeguate a garantire il mantenimento e la sicurezza delle prestazioni sanitarie erogate, con particolare riferimento a quelle dei servizi sanitari legati alla nascita. A sospendere ogni intervento nei presidi ospedalieri di tutta la Regione mantenendo ferma la vigente programmazione delle Conferenze territoriali socio-sanitarie almeno fino ad approvazione del nuovo piano ospedaliero regionale».
Una risoluzione che sicuramente concede ulteriore tempo alla sopravvivenza del reparto di ostetricia dell’ospedale castelnovese, ma che sembra poter gettare le basi anche su un modello organizzativo diverso, che possa valutare la sicurezza non tanto sul numero dei parti legati direttamente a Castelnovo, ma che possa basarsi sull’integrazione col Santa Maria Nuova che, anche il documento sottoscritto a livello locale indica come possibile soluzione.
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