Unicredit, alla ex direttrice contestato un buco da 94 milioni di euro
Inchiesta chiusa sulla filiale di via Gattalupa. L'indagata si difende: "Mai fatti illeciti, spiegherò tutto"
REGGIO EMILIA. Un aggravamento dei reati contestati e soprattutto un “buco” vertiginosamente allargatosi dagli iniziali 15 milioni a ben 94 milioni di euro. In sintesi, sono queste le conclusioni a cui è arrivata – a quasi 5 anni dall’esplosione del caso – l’inchiesta che il procuratore capo Giorgio Grandinetti, avvalendosi degli accertamenti fatti dalla guardia di finanza, ha chiuso nei confronti dell’allora direttrice della filiale Unicredit di via Gattalupa, cioè la 62enne Maria Carmela Maniscalco.
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Sono tre i pilastri dell’impianto accusatorio. In primis alla Maniscalco viene contestata l’appropriazione indebita di circa 5 milioni di euro relativi ad un bonifico senza copertura al Gruppo che fa capo all’imprenditore reggiano Nino Spallanzani (secondo gli inquirenti la direttrice avrebbe falsificato alcune firme dell’industriale). Per gli investigatori Spallanzani era all’oscuro di come fosse sprofondata in un “rosso” preoccupante la gestione titoli che aveva affidato alla direttrice (le relazioni che l’imprenditore riceveva “parlavano” di fruttuosi investimenti finanziari).
In seconda battuta il procuratore ritiene che la bancaria arraffò una maxi somma (sugli 89 milioni di euro) attraverso 991 movimentazioni su conti correnti di clienti ignari (anche in questi casi con false autorizzazioni). Infine la Maniscalco viene accusata di truffa per aver trasmesso a 230 clienti della filiale (riconducibili però a 135 posizioni) falsi rendiconti che attestavano l’incremento dei patrimoni investiti, mentre in realtà erano in forte perdita (e la falsità in scrittura privata fa capolino anche in questo terzo filone accusatorio).
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E per il procuratore Grandinetti la bancaria avrebbe fatto tutto ciò per nascondere una fallimentare gestione dei soldi investiti da numerosi clienti della filiale, salvaguardando così la propria immagine professionale e nel contempo ottenendo premi di produttività e di risultato da Unicredit.
Ma alle conclusioni della procura l’ex direttrice replica con forza, assistita dai legali Giovanni Tarquini e Paola Fontana. «Ho sempre lavorato in modo corretto, a favore della banca e dei clienti. Non ho mai commesso illeciti, non ho mai fatto movimentazioni se non autorizzata. E voglio essere interrogata – rimarca – per poter chiarire posizione per posizione che non ho fatto nulla di illegale. Ero direttrice dal 2008 e vengo accusata di fatti che risalgono a molto tempo prima». La Maniscalco fa riferimento a decisioni non sue sulla composizione dei fondi investiti («Derivati, fondi tossici: i grandi manager sbagliano e i piccoli uomini pagano») ed anche che viene tirata in ballo per posizioni di clienti che nemmeno lei conosce. I difensori ritengono necessaria una perizia contabile ed hanno già chiesto – sfruttando quanto prevede la legge nei venti giorni successivi alla chiusura delle indagini – che la loro assistita venga sentita in procura.
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