Morta a 28 anni, nei guai anche il medico di base
E’ accusato di omicidio colposo insieme a 5 fra medici e infermieri. La famiglia: «Cure sbagliate». L’ospedale: «Decesso imprevedibile»
REGGIO EMILIA. Sono diventati sei gli indagati – accusati di omicidio colposo – relativamente alla morte della 28enne Jessica Amitrano: a medici ed infermieri del pronto soccorso si è aggiunto il medico di base, il che significa che il pm Valentina Salvi (titolare della delicata inchiesta) intende fare chiarezza non solo su quanto accaduto giovedì mattina al pronto soccorso del Santa Maria Nuova, ma anche sugli ultimi mesi di vita della giovane madre che lamentava continui affanni respiratori, dolori al braccio sinistro, fitte alla testa.
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Secondo quanto raccontato dai familiari – alla presenza dell’avvocato Carmelo Cataliotti che li tutela – la diagnosi era legata ad attacchi di panico ed ad uno stato depressivo della giovane, da qui le sedute prima con una psicologa e poi con una psichiatra, come consigliato dal medico di base (ma anche negli accessi al pronto soccorso e alla guardia medica la valutazione era sempre stata quella).
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E pure giovedì mattina Jessica – che chiedeva aiuto perché non riusciva a respirare – sarebbe stata curata al pronto soccorso con dei calmanti. ««Mi dicono che è un forte attacco di panico ad aver ridotto così mia figlia – spiega Maddalena Canneva, mamma di Jessica – e l'infermiera arriva con una siringa e mi dice: "Adesso con questa dose da cavallo si calma!". Nemmeno un minuto dopo la puntura mia figlia fa due respiri profondi, poi perde conoscenza. L'infermiera torna precipitosamente indietro e sulla barella Jessica viene portata in un'altra stanza. Sono minuti interminabili: la dottoressa mi dice che è in arresto cardiaco ma l'hanno ripresa». Poco dopo la fine. «Un cardiologo, che sino a quel momento non avevo visto, mi dice: "Si faccia coraggio, sua figlia non ce l'ha fatta". Non si può morire così».
L’ospedale Santa Maria Nuova ha preso posizione, tramite una nota, poche ore dopo il decesso: «Dalle verifiche immediatamente effettuate non sono emersi aspetti critici nelle prestazioni diagnostico-terapeutiche assistenziali e, in base ai tempi e alle modalità con le quali si è verificato l'evento mortale - viene rimarcato - questo risulta essere stato non prevedibile né prevenibile» L’iscrizione nel registro degli indagati è stato un atto dovuto da parte del magistrato per poter permettere la miglior difesa possibile ai sei sanitari, in quanto domani dovrebbe essere effettuata l’autopsia, da qui la possibilità per chi è accusato di nominare un consulente tecnico che segua l’operato del medico legale.
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