Gazzetta di Reggio

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Morta al pronto soccorso, medici e infermieri indagati

Tiziano Soresina
Morta al pronto soccorso, medici e infermieri indagati

La 28enne da sette mesi era in cura per attacchi di panico. Ora la procura procede per omicidio colposo

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REGGIO EMILIA. L’improvvisa morte giovedì mattina, al pronto soccorso del Santa Maria Nuova, della 28enne Jessica Amitrano ha ieri innescato rilevanti “mosse” giudiziarie che hanno portato all’apertura di un’inchiesta molto delicata.

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La famiglia della giovane madre deceduta ha depositato ieri – tramite l’avvocato Carmelo Cataliotti – una denuncia-querela contro ignoti, in cui i parenti spiegano nei minimi particolari quanto accaduto negli ultimi 7 mesi a Jessica. Dalla denuncia all’apertura di un’inchiesta il passo è stato breve e il pm Valentina Salvi – sempre ieri – ha aperto un fascicolo per omicidio colposo (richiedendo al Santa Maria Nuova la documentazione medica relativa alla giovane morta) e da quanto “filtra” sarebbero almeno cinque gli indagati fra medici ed infermieri del pronto soccorso, cioè il personale sanitario che avrebbe seguito la 28enne dal momento in cui è giunta in ospedale (alle 6) sino al decesso. Sempre il pm Salvi ha disposto l’autopsia (bloccando così il riscontro diagnostico già programmato dall’ospedale) ed il conferimento d’incarico al medico legale prescelto avverrà lunedì (l’esame autoptico potrebbe avvenire il giorno stesso).

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Provatissima la famiglia della 28enne e non riescono a trattenere le lacrime il compagno egiziano Mohamed Hassenein (falegname 31enne, entro l’anno si sarebbe sposato con Jessica ed ora si ritrova solo con due figlie di 2 e 7 anni) e il patrigno 43enne Nunzio Cesarano quando la mamma della giovane (la 47enne Maddalena Canneva) racconta il calvario vissuto dalla figlia negli ultimi sette mesi. Per i familiari tutto sarebbe partito l’11 dicembre 2014, quando Jessica venne portata in ospedale per dolori cerebrali ed un affanno persistente (sentiva la lingua e la gola gonfie). Le venne diagnosticato un attacco di panico (l’elettrocardiogramma non segnalò problemi cardiaci e la Tac non fu ritenuta necessaria). «Il medico di base allora le consigliò una terapia psicologica e venne seguita da una professionista –entra nel merito la mamma – poi Jessica ha avuto in marzo una crisi più forte e sempre il medico di base le ha consigliato di rivolgersi ad una psichiatra, da qui l’inizio di una terapia farmacologica». Ma le cose non cambiano: Jessica si sveglia già con l’affanno, ha fitte alla testa, dolori al braccio sinistro (quest’ultimi sintomi la riporteranno in ospedale, ma sempre l’elettrocardiogramma escluderà che fosse in atto un infarto). Ma il respiro rimane affannoso e per due volte, negli ultimi 15 giorni, Jessica va dalla guardia medica. Però le conclusioni sono sempre le stesse: problemi psicologici.

«Giovedì alle 5 mia figlia sviene in bagno – prosegue la madre che ha assistito a tutto perché Jessica si era fermata a casa sua con le figlie visto che il compagno era via, per lavoro, in Toscana – ma ha la forza di rialzarsi e chiamiamo subito il 118. Era agitatissima, sudava tanto e diceva continuamente “Non respiro, aiutatemi!”. Agitazione che proseguirà anche al pronto soccorso». La mamma ricorda che un’infermiera fa subito una flebo a Jessica e una dottoressa le chiede aiuto per calmare la figlia. «Mi dicono che è un forte attacco di panico ad aver ridotto così mia figlia – va avanti nel tragico racconto la mamma – e l’infermiera arriva con una siringa e mi dice: “Adesso con questa dose da cavallo si calma!”. Nemmeno un minuto dopo la puntura mia figlia fa due respiri profondi, poi perde conoscenza. L’infermiera torna precipitosamente indietro e sulla barella Jessica viene portata in un’altra stanza. Sono minuti interminabili: la dottoressa mi dice che è in arresto cardiaco ma l’hanno ripresa». Poco dopo la fine. «Un cardiologo, che sino a quel momento non avevo visto, mi dice: “Si faccia coraggio, sua figlia non ce l’ha fatta”. Non si può morire così».

L’avvocato Cataliotti dice subito che questa terribile storia gli sta facendo rivivere quando, colto da infarto, l’intuito dei medici gli salvò la vita con l’innesto di by pass. Poi l’affondo da legale: «Nella famiglia – sottolinea – non c’è rabbia nè volontà risarcitoria, vogliono la verità. Ritengo che vi sia stata poco attenzione diagnostica e nella tempestività d’intervento».

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