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Scandiano, a Chiozza una cena amarcord a 50 anni dalla scuola

Scandiano, a Chiozza una cena amarcord a 50 anni dalla scuola

SCANDIANO. Mezzo secolo dopo di nuovo insieme, nella scuola dei primi giochi e delle prime amicizie. È stato un bel momento quello vissuto da residenti ed ex residenti di Chiozza di Scandiano,...

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SCANDIANO. Mezzo secolo dopo di nuovo insieme, nella scuola dei primi giochi e delle prime amicizie.

È stato un bel momento quello vissuto da residenti ed ex residenti di Chiozza di Scandiano, durante la festa organizzata per tutte le persone nate fra il 1950 e il 1960 che hanno frequentato la scuola elementare della frazione. L’iniziativa ha richiesto diversi mesi di preparazione, per trovare una data e soprattutto rintracciare gli alunni dell’epoca. Ed è piaciuta molto, tanto che al raduno – giustamente allestito nel cortile della vecchia scuola elementare – si sono ritrovati in 115. E sarebbero dovuti essere 124, senza qualche fisiologica defezione dell’ultima ora.

Alla chiamata hanno risposto in tanti anche da fuori provincia, e non solo chi è rimasto a vivere nello scandianese dove era nato. Si sono presentati da Roma, da Verona, da Parma come da Suzzara di Mantova. Una bella soddisfazione per le tre ideatrici della festa, Loredana Croci, Teresa Ferrari e Silvana Botti, che da febbraio hanno lavorato senza pause, fra ricerche negli elenchi, spedizione degli inviti e l’organizzazione pratica dell’evento, del buffet come delle foto ricordo.

Sono stati preparati dei cartelloni, poi sparsi per il cortile, con frasi, foto di classe e di manifestazioni del periodo. Dopo l’aperitivo e il brindisi, è stata letta una poesia, una “sirudela Ritorno a scuola”, scritta e recitata da Gaetano Ferrari, vestito da scolaretto con grembiule nero e fiocco blu.

Ora Teresa, Loredana e Silvana ringraziano tutti i partecipanti e chi ha dato una mano, in particolare «quelli che si sono resi disponibili come postini per la distribuzione degli inviti e in particolare Claudio, Renato, Guido, Angelo e Gaetano per aver eseguito i lavori manuali più pesanti».

Le emozioni resistono, tanto che nei giorni seguenti alla festa diverse persone hanno scritto alle tre promotrici raccontando la propria commozione: «Sono andata a casa all’una di notte perché ho ritrovato tante persone perse di vista, ma che in fondo facevano parte della mia vita come fratelli. Non è retorico dirlo ho avvertito la voglia di vivere, di divertirci, l’umanità che ha caratterizzato la nostra generazione», racconta un’ex scolara.

Per quella sera, «non ero più la donna di 65 anni ma la ragazzina dai capelli lunghi e biondi (molti si sono rammaricati che li avessi tagliati), quella ragazzina che ingenuamente credeva che un meteorite grosso come una forma di formaggio fosse caduto nel suo cortile». (adr.ar.)

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