Gazzetta di Reggio

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Acqua pubblica, Vecchi fredda il comitato

di Enrico Lorenzo Tidona
Acqua pubblica, Vecchi fredda il comitato

Teso confronto a Palazzo Allende. Il sindaco: troppi debiti, serve responsabilità. I referendari «Tradotto: non se ne parla»

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REGGIO EMILIA. Indebitamento insostenibile, fortissime criticità legali e mancanza di garanzie per ottenere i finanziamenti dalle banche. Così il sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi, ha spiegato per filo e per segno quali sono i motivi che lo hanno portato a bocciare in buona sostanza la ripublicizzazione dell’acqua. O meglio, la ripubliciazzazione per sola mano dei comuni, privi di risorse proprie e che dunque dovrebbe partire con un fardello di debiti che non si concilia con la necessità di equilibrio dei conti e con il principio di prudenza dell’amministrazione pubblica. Parole che pesano come massi, pronunciate ufficialmente davanti al forum per l’acqua pubblica che si è tenuto venerdì pomeriggio nella sala del consiglio provinciale di Palazzo Allende. Un intervento tombale da parte del sindaco del capoluogo, che non intende dare vite a una newco al 100% pubblica perché «impegnarsi a quei livelli potrebbe avere ricadute sui lavori per le strade o i servizi per l’infanzia». Secondo Vecchi «il punto non è essere favorevoli o meno alla ripublicizzazione dell’acqua ma se essere responsabili o meno verso la propria comunità. Io ritengo che ad oggi ci siano fortissime criticità se si carica sulle spalle dei comuni un rischio finanziario così grande. Credo che sia ragionevole la necessità di esplorare altre strade».

In pratica, alla luce dello studio commissionato alla società Agenia per verificare se riportare l'acqua sotto controllo pubblico sia industrialmente e finanziariamente possibile, per Vecchi 220 milioni di indebitamento sono fuori portata, che garanzie come fognature o rete idrica sono inconsistenti agli occhi delle banche e che assumere 300 persone è un azzardo eccessivo a fronte di ricavi annui per 70 milioni di euro generati dall’eventuale ramo acquisito da Iren.

«Vi dico quello che penso sinceramente di questa vicenda - ha dichiarato il sindaco di Reggio a inizio seduta, cercando di sedare il forte dissendo dei favorevoli presenti in aula - Credo che intanto questo territorio abbia fatto un percorso mai visto da altre città italiane. Questo segna comunque la presenza di una sensibilità e una consapevolezza plurale politica. Nei prossimi mesi dovremo trovare un punto di approdo che mi auguro possa avere la massima condivisione». L’altro nodo dolente, per Vecchi, è il fatto che l’acqua in mano pubblica prevede comunque un innalzamento delle bollette, fatto sfavorevole a livello politico. Sopra di lui, sul banco più alto, c’era l’assessore Mirko Tutino, che propende per il piano interamente pubblico e da qualche settimana spina nel fianco di Vecchi.

Il comitato, invece, forte del via libera al progetto incassato con il referendum popolare, riporta le considerazioni degli esperti che hanno redatto lo studio di fattibilità. «Caucci ha esposto dati concreti e risultati di simulazioni, affermando in modo esplicito che l'equilibrio economico-finanziario è garantito dalla tariffa - scrivono in una nota piccata - Un esito chiaro ed oggettivo che si basa su conti e valutazioni raccolti in mesi di analisi, non su ideologie o desideri. Risulta quindi inspiegabile l'intervento del sindaco Vecchi che, ignorando completamente i dati esposti, ha iniziato a parlare di problemi fumosi e privi di riscontri oggettivi fino alla conclusione, alla quale il sindaco è arrivato solo a fronte di una precisa domanda, che “la Giunta reggiana ha deciso che è ragionevole esplorare altre strade, che ad oggi non sono in campo”. Tradotto dal politichese: di ripubblicizzare non se ne parla».

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