«Il Comune ci ha abbandonati a noi stessi»
San Polo: la rabbia di Laura Mattioli, sola con due figli disabili a carico e sfrattata dall’Asp Sartori
SAN POLO (REGGIO EMILIA). Sono otto anni che Laura Mattioli chiede al Comune di San Polo – rivolgendosi non solo agli assistenti sociali ma anche al sindaco e al vicesindaco – di trovare insieme una soluzione al suo problema. Perché sapeva che col passare del tempo la situazione sarebbe solo peggiorata, e non aveva alcuna voglia di passare per l’approfittatrice che non è. Nessuno, tuttavia, l’ha ascoltata. E ora Laura si trova con un’ingiunzione di sfratto in mano e due figli disabili a carico.
«Vivo in un bilocale dell’Asp Sartori, la struttura per poveri e bisognosi, – racconta – con Mirko, di 26 anni, e Gabriele, di 17. Il mio ex marito è disoccupato da anni e per di più è malato di tumore e si sta curando. Tutto quello che prendo lo uso per mangiare, per la benzina e per curare i miei figli. Ma l’affitto non riesco a pagarlo». Sono ragazzi grandi e possono lavorare, si potrebbe pensare. Ma al più grande è stata riconosciuta un’invalidità del 46%, al più piccolo del 100%. «Mirko è caduto quando aveva sei mesi e ha battuto la testa – racconta la mamma – a causa dell’ematoma una parte del suo cervello è rimasta senza ossigeno generando danni irreparabili. L’hanno operato, si è salvato, ma da allora non è più stato in grado di essere autosufficiente. Adesso lavora in discarica tre giorni a settimana – prosegue Laura – ma lo pagano poco e niente. E nonostante questo mi dà quasi tutto per aiutarmi a pagare le bollette».
Anche lo stipendio di Laura – che fa la maestra d’asilo a Parma, nella cooperativa Progest – va tutto in casa. «Prendo 900 euro al mese – dice candidamente – e li uso per Gabriele». Il figlio più piccolo di Laura, infatti, è nato con una retinite pigmentosa, una patologia degenerativa che porta alla cecità.
«Essendo una malattia rara – spiega Laura – non ci sono cure sicure, tuttavia non ci siamo persi d’animo e abbiamo portato Gabriele nei migliori ospedali d’Italia. Voglio che mantenga il residuo visivo più a lungo possibile – dice la mamma – e anche lui lo vuole. Ma tutto questo costa. Il suo sogno è diventare parrucchiere e sta frequentando l’Accademia Enaip a Reggio Emilia. Spero davvero che la vista lo sostenga – aggiunge Laura con la voce rotta, per la prima volta, – perché a causa di questa malattia non ha mai potuto fare niente. Sempre attento a non prendere colpi, sempre indietro rispetto agli altri».
E l’ingiunzione di sfratto, arrivata lo scorso maggio, non è stata certo una bella sorpresa. «Gabriele sa quello che facciamo per lui – dice la mamma – e i nostri sacrifici. Quando ha saputo dello sfratto è andato in depressione. Non ride più come prima, deve prendere dei farmaci per dormire». Tutto questo prima di un’altra importante operazione – sempre sperimentale – che con l’uso di cellule staminali potrebbe rigenerare una parte della retina.
«C’è tanta gente che ci aiuta – racconta Laura – facendo donazioni sul mio conto, regalandomi occhiali per Gabriele, dandomi una mano per le medicine. E c’è addirittura una persona speciale che mi regala i soldi per prendere un cappuccio e una pasta al bar, permettendomi di staccare la testa dalla mia realtà fatta di casa, lavoro, ospedali».
E non solo quelli di Gabriele: nel 2004 Laura ha subìto un’isterectomia per un tumore. «Ma il Comune ci ha completamente abbandonati a noi stessi – afferma la mamma –. Nel 2010, per sostenere un’operazione a Gabriele, l’amministrazione si è messa in bella mostra dando il suo patrocinio a una raccolta fondi. Poi, quando il momento è passato e i giornali non parlavano più dell’iniziativa, è scomparsa. Dov’era quando portavo tutta la documentazione di Mirko e Gabriele, e il mio Isee, e le spese per le visite, le operazioni e le cure? Mi dispiace essere indietro con l’affitto – afferma Laura – ma non riesco a pagare. Loro conoscono la mia situazione, ma mi sbattono fuori comunque. È uno schifo».
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