Gazzetta di Reggio

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Scuola, lo sciopero della fame a staffetta fa tappa in città

di Jacopo Della Porta

Ieri in Prefettura presidio di docenti e delegati sindacali Sotto accusa il disegno di legge approvato al senato

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REGGIO EMILIA. Lo sciopero della fame a staffetta degli insegnanti ha fatto tappa a Reggio Emilia. Docenti e delegati sindacali hanno organizzato ieri un presidio davanti alla Prefettura per protestare contro il disegno di legge sulla scuola, appena approvato con il voto di fiducia al senato. Una delle tante iniziative che da settimane si susseguono e che sono destinate ad andare avanti. Sono molti gli aspetti che i professori criticano in questa riforma. «Prima di tutto annulla la libertà d’insegnamento - dice Stefano Melandri, insegnante di sostegno alla media Lepido - perché il dirigente scolastico diventa di fatto il capo della scuola, il decisore unico, che sceglie i docenti e influisce anche sui i programmi, senza tra l’altro essere formato per farlo. E’ un grande rischio. Se un dirigente mi dice di non insegnare una cosa, non ho nulla che mi tuteli. La riforma non dà maggiore autonomia, ma di fatto cambia la natura della scuola».

Uno degli aspetti che preoccupa di più gli insegnanti è quello della valutazione degli istituti, una sorta di rating dal quale dipenderanno in parte i finanziamenti. «Ben venga la valutazione del merito, anche nella scuola - dice Mariarita Bortolani, del direttivo Cisl scuola -. Ma vorremmo ragionare su come verranno fatte queste valutazioni. Le faccio un esempio: io insegno in un professionale, dove abbiamo un tasso di dispersione più alto. La responsabilità di chi è? Nostra o della scarsità di risorse o altro? Non vorremmo che la valutazione finisse per penalizzarci ulteriormente». Il timore è che si creino sempre di più scuole di serie A e scuole di serie B. «Vogliamo una scuola inclusiva, che garantisca standard minimi adeguati per tutti, da nord a sud - dice Elvira Meglioli, segreteria della Flc Cgil -. Ancora una volta facciamo i conti con l’ennesima fiducia da parte del governo, che agisce in modo arrogante e rifiutando il confronto». Davanti alla Prefettura ieri c’era anche Dario Izzo, maestro elementare, precario da 12 anni. «Mi sono laureato, ho fatto tutti i corsi di specializzazione che mi hanno chiesto. Mi viene chiesto di continuo di formarmi, a mie spese, e intanto aspetto che qualcuno si ricordi di me e mi consenta di poter essere assunto. Il paradosso è che ci sono anche insegnanti che non amano insegnare e lo hanno scelto per comodità. Ma poi ci sono tantissimi che sono molto qualificati e che vorrebbero farlo nel migliore dei modi e non viene data loro la possibilità».

Chi è convinta dell’ottima qualità della scuola italiana, e crede che i docenti siano vittime in molti casi di stereotipi, è la senatrice Maria Mussini, prima firmataria di una proposta di legge che raccoglie l’eredità di una legge di iniziativa popolare che per due legislature non è mai stata discussa. «La buona scuola è semplicemente una truffa. L’aspetto più grave è che trasforma un diritto, che in quanto tale deve essere gestito dallo Stato, in un servizio, che deve essere reso sostenibile e che per sua natura tende ad essere diverso per i ricchi e i meno ricchi. Ma la scuola, che è sempre stata un ascensore sociale, deve continuare a dare opportunità per tutti, soprattutto in questo momento di crisi».

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