Gazzetta di Reggio

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Gioco d’azzardo, si ricomincia da capo

di Chiara Cabassa
Gioco d’azzardo, si ricomincia da capo

Scaduti i termini per convertire in legge il decreto. Iori: «Il lato positivo? Ciò che ha fatto il Comune, al momento, è salvo»

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REGGIO EMILIA. «Il bicchiere? In questo momento lo vedo mezzo pieno». Così Matteo Iori, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII e del Conagga (coordinamento nazionale gruppi per giocatori d’azzardo) dopo l’incontro con il sottosegretario all’economia Pier Paolo Baretta di sabato scorso a Bologna.

La partecipazione a un convegno che aveva per tema proprio le strategie di aiuto a coloro che soffrono di dipendenza dall’azzardo, è stata l’occasione per un chiarimento su quanto sta accadendo al governo dove in questi giorni era in discussione al Senato la legge delega che avrebbe dovuto codificare le competenze in materia di lotta all’azzardo. Il condizionale è d’obbligo dal momento che proprio sabato sono scaduti i termini per convertire in legge quel decreto.

Iori, in realtà ora si tratta di ricominciare tutto da capo... Cosa le fa dire che il bicchiere è mezzo pieno?

«Nella nuova stesura della delega fiscale c’erano due passaggi che ci interessavano molto: l’articolo 31 sulle pubblicità e l’articolo 1 comma 3 e articolo 4 che invece riguardano i poteri degli enti locali di limitare il gioco. Rispetto alle pubblicità il nuovo testo dice che “è vietata in modo assoluto qualsiasi forma di proposta di gioco”: l’unica eccezione prevista riguarda la Lotteria nazionale. Rispetto invece al potere degli enti locali, lo Stato rinuncia a una totale autoprerogativa e gli interventi devono essere concordati nella conferenza Stato Regioni. In pratica l’idea è quella di andare verso un numero di sale da gioco proporzionate alla popolazione dei residenti, saranno poi Regioni e Comuni a decidere come e dove metterle».

La situazione ora resta immutata. C’è da essere soddisfatti?

«Tutto resta come prima, è vero, nel male ma anche nel bene. Nel male per quanto riguarda le pubblicità che continueranno a proliferare. Nel bene perché Comuni e Regioni possono continuare a legiferare: questo significa per esempio che non c’è più il rischio che quanto fatto dal Comune di Reggio sia vietato da una legge nazionale. Non per ora.... [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.11700709:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.11700709:1649481937/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Il fatto che la delega fiscale sia stata lasciata scadere va letta come uno scarso interesse da parte del governo?

«Al contrario. Il sottosegretario Baretta ha sottolineato come Renzi abbia ritenuto che non fosse il caso di procedere con l’articolo sul gioco considerando un tema troppo complesso e controverso. La sua intenzione è quella di confrontarsi ulteriormente con le parti. E, ripeto, con la nuova versione dell’articolo 14 (quello della delega fiscale relativa al gioco) presentato il 22 giugno scorso da Baretta al governo, il passaggio relativo alla pubblicità è fondamentale. Per la prima volta è stato detto un fermo no alla pubblicità al gioco d’azzardo: penso non si potrà più tornare indietro».

Altrettanto importante la salvaguardia del potere di legiferare da parte degli enti locali...

«Assolutamente. Basti pensare che in base alla prima stesura le Regione avrebbero avuto un anno di tempo per adeguarsi alla legge nazionale, e i Comuni 6 mesi. Un testo che rischiava di spazzare via quanto di buono finora è stato fatto a Reggio e in Emilia Romagna».

Non c’è il pericolo che tutto finisca in una bolla di sapone?

«Il pericolo c’è, ma perché il percorso vada avanti ci sono diverse possibilità. Fare un nuovo disegno di legge utilizzando il testo già preparato per la delega fiscale, ma occorre coinvolgere il Parlamento e ripartire. Inserirlo nella prossima legge di stabilità ma la legge di stabilità consente solo interventi finanziari, quindi probabilmente non si potrà fare. Prendere un disegno di legge già presente in Parlamento e inserire al suo interno gli articoli previsti dalla delega fiscale. L’unica certezza è che non si può più procedere per decreto legge».

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