«Meno incidenti grazie a “zebre” vicine»
Il Comune difende la viabilità a vantaggio dei ciclisti che in zona 30 possono andare contromano
REGGIO EMILIA. «A Reggio, dal 2005 al 2013, i feriti in incidenti stradali sono diminuiti del 40,4%. Nello stesso periodo Parma del 19%, Modena del 6%, Ferrara del 7%. Qui si è ridotto inoltre, in controtendenza alla media italiana, anche l'indice di lesività, ovvero il rapporto tra lesi e incidenti, con una diminuzione quindi, oltre del numero di feriti, anche della gravità degli incidenti».
A parlare è l’architetto Alessandro Meggiato, il dirigente del Servizio mobilità del Comune di Reggio Emilia. Sullo sfondo c’è l’intervista della Gazzetta al comandate della Stradale, Antonio Colantuono, in cui evidenzia come in città gli attraversamenti siano troppi, a rischio della sicurezza. Scelte che ora il Comune difende.
«L'esempio è via Emilia Ospizio – prosegue Meggiato – C’era un’incidentalità elevata, in particolare per quanto riguarda ciclisti e pedoni. Il progetto, realizzato nel 2010, ha puntato a far coesistere le biciclette e le auto, riservando un'apposita corsia. Sono stati posizionati attraversamenti molto ravvicinati e protetti da isole. I risultati: un dimezzamento degli investimenti di pedone».
Così come difende la possibilità dei ciclisti di andare contromano. «I risultati di questi 10 anni a Reggio ci dicono che il livello di attenzione dell'automobilista nella guida in una zona 30 (il presupposto per consentirlo è l'essere in una zona 30) è più elevato ed è così che si evitano gli incidenti. Un'azione di divieto, così come qualcuno ha proposto per il codice della strada, non avrebbe alcun effetto. Ci sono numerosi studi europei in cui si vede che nelle strade a senso unico in cui è permesso il contromano ciclabile l'incidentalità è di molto inferiorie» sottolinea Meggiato.
Interviene anche l’assessore Mirko Tutino. «Spesso, nel valutare questi interventi, l'opinione prevalente parte dal punto di vista dell'automobilista. I progetti messi in campo dal Comune negli ultimi 10 anni hanno preso l'esempio delle città europee che hanno messo in discussione questo paradigma, discutendo su un comportamento diverso e un ruolo diverso dell'auto nell spazio urbano. Un ruolo che deve lasciare spazio al pedone ed al ciclista, in una logica di costante miglioramento della qualità della vita».
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