Ecco la mappa dei “veleni” in provincia di Reggio Emilia
Siti contaminati, 43 bonifiche in corso: al centro dello studio realizzato dall’Arpa la zona delle Ceramiche e le ex Officine Reggiane
REGGIO EMILIA. L’ex polo delle Officine Reggiane di Reggio, le industrie ceramiche di Casalgrande o semplici depositi di carburante. Nel 2015 in provincia di Reggio Emilia sono 43 i puntini sulla mappa provinciale che indicano le bonifiche ambientali in corso.
(mappa realizzata da Matteo Fortini - Open Data Emilia Romagna)
Zone di campagna diventate negli anni aree produttive complesse, dove in passato sono stati versati i residui industriali, considerati “veleni” per i tecnici dell’Arpa. Si tratta di 23 siti industriali, 12 punti vendita carburante e 8 siti da ricondursi prevalentemente ad avvenimenti accidentali e considerati “contaminati”. Numeri scaturiti dall’analisi dei dati relativi a i luoghi contaminati inseriti nell’archivio di Arpa Emilia-Romagna, denominato “Catasto dei siti contaminati”.
Si tratta principalmente dei dati che Arpa riceve dal soggetto che effettua l’intervento di bonifica per valutare e validare le diverse fasi del procedimento di bonifica e dei dati acquisiti direttamente, tramite i campionamenti delle diverse matrici del suolo e del sottosuolo, delle acque e dell’aria, nell’ambito delle ispezioni per la verifica e la certificazione delle attività di bonifica o della messa in sicurezza.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.11707226:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.11707226:1649477240/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]] Al centro dell’indagine le grandi industrie, come quelle del comparto meccanico o di produzione di materiali plastici e le caramiche. Prorpio il distretto Ceramico è uno dei principali poli produttivi mondiali per la produzione di piastrelle in ceramica, realizzando l'80% della produzione nazionale. Il comprensorio ricade in una zona dichiarata ad elevato rischio di crisi ambientale interessando le conoidi dei fiumi Secchia e Panaro.
In quella zona a ridosso di Modena, soprattutto se in presenza di ex cave, è frequente rilevare scarti produttivi utilizzati come “inerti sostitutivi” nei cortili o per il riempimento di depressioni morfologiche, almeno fino agli inizi degli anni Ottanta. Il boom della ceramica in Emilia si ebbe negli anni 60 e all'epoca non c'era particolare attenzione all'ambiente e alla salubrità delle attività produttive né ancora era presente una normativa di settore.
La maggior parte degli stabilimenti ceramici non possedeva impianti di abbattimento degli inquinanti e il problema dello smaltimento dei rifiuti era risolto con interramento degli stessi spesso nelle adiacenze degli stabilimenti, in particolare seguivano tale destino fanghi ceramici, smalti obsoleti e scarti di lavorazione.
Le contaminazioni riscontrate nella zona compresa tra le province di Modena e Reggio Emilia hanno interessato i suoli, le acque superficiali e sotterranee con la presenza diffusa del Boro nelle acque sotterranee del comprensorio a causa della mobilità di tale elemento generalmente contenuto nei materiali interrati. Le aree contaminate di tale zona hanno costituito il sito nazionale Scandiano-Sassuolo per circa un decennio, tornato di interesse regionale provinciale nella fase di ultimazione delle bonifiche.
Di particolare interesse per la provincia reggiana è l'ex polo produttivo delle Officine Reggiane, collocato nel Comune di Reggio Emilia, con una superficie complessiva di circa 260.000 metri quadri, attivo dalla fine dell'800 fino a pochi anni fa, interessato da insediamenti produttivi assai differenti, dalla meccanica alla produzione di fiammiferi, a quella di spazzole, a quella di forme di scarpe, sino ad aziende del settore cerealitico, ferroviario e bellico.
Ora, a seguito della dismissione, sono stati svolti accertamenti sulla qualità delle varie matrici ambientali riscontrando la presenza di inquinanti nel terreno costituiti principalmente da metalli e idrocarburi pesanti. Infine nella Provincia sono presenti numerosi siti contaminati a carico dei punti vendita carburanti che a seguito di indagini effettuate in concomitanza a ristrutturazioni o dismissione degli stessi, è emersa la presenza di contaminazione nel terreno o nelle acque sotterranee da parte di diversi idrocarburi e sostanze addittive .
Una polemica (cui ci associamo) ha toccato l’Arpa, che non ha pubblicato il dossier in formati Open Data, dando cioè la possibilità di incrociare e analizzarli a dovere.
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