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L'ex sindaco Iotti: «Il maresciallo Cesi mi minacciò al telefono»

di Tiziano Soresina
L'ex sindaco Iotti: «Il maresciallo Cesi mi minacciò al telefono»

Testimone al processo, l'ex primo cittadino parla di ingerenze da parte del comandante dei carabinieri trasferito e che deve rispondere di 28 capi di imputazione. Poi Iotti “bacchetta” il Comune e un sacerdote

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REGGIO EMILIA. «Non gradiva, il comandante Roberto Cesi, che il Comune non appoggiasse le sue idee. E col tempo aveva esagerato con i suoi metodi».

Con calma, senza mai perdere il filo del discorso, l’ex sindaco di Correggio – il 60enne Marzio Iotti – è entrato ieri, in tribunale a Reggio, nelle pieghe del suo sofferto rapporto con chi nei suoi anni da primo cittadino guidava la caserma dei carabinieri di Correggio ed ora si ritrova sotto processo per una corposa sfilza di reati (ben 28 i capi d’imputazione).

Ma il tono s’incupisce quando arriva a parlare della telefonata che ricevette da Cesi il 30 dicembre 2011 e che appena finita riferì subito ai vertici provinciali dell’Arma. A quel tempo era già stato disposto il trasferimento a Modena del comandante di Correggio (per incompatibilità ambientale) e sul contenuto di quel “contatto” via filo Iotti è prodigo di particolari: «Cesi al telefono mi disse subito di essere stato spostato da Correggio e mi chiese se il Comune ne fosse a conoscenza.

L’amministrazione sapeva di un provvedimento nei suoi confronti, ma non di che tipo. Dopo di che – rimarca – iniziò con certe frasi: “Sono buono ma quando mi si tocca la famiglia divento cattivo e la farò pagare in tutti i modi”; “Mi vendicherò di tutti i responsabili di questo ingiusto trasferimento”; “Ricordati che sarò sempre carabiniere”». Una serie di frasi che portano Iotti verso un’unica deduzione: erano minacce. «Quella telefonata mi lasciò sul momento abbastanza sconvolto – prosegue Iotti – e riferii la cosa ai suoi superiori perché la ritenevo grave. Poi quell’ultima frase: una minaccia legata al ruolo, ti posso fare del male».

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Sulla situazione creatasi a quel tempo a Correggio, l’ex sindaco – parlando poi fuori dall’aula con i cronisti – specifica altri concetti. «C’è un tentativo di far sospettare un complotto politico nei confronti di Cesi – rimarca Iotti – ma non c’è stato nessun risvolto politico, basta leggere i 28 capi d’imputazione per capire che la politica proprio non c’entra, eravamo in presenza di comportamenti che ledevano il codice penale. Anche don Giuliano, parroco di Canolo e Fosdondo, ha difeso un giorno dal pulpito Cesi tirando in ballo responsabilità dell’amministrazione comunale. Non ho querelato il sacerdote perché verrà giudicato da qualcuno ben più in alto...». L’ultima considerazione è sulla decisione del Comune di non costituirsi parte civile: «Ha fatto male, vi sono tanti cittadini coinvolti, per non parlare dei danni materiali pagati dall’amministrazione, visto che Cesi se ne andò portando via, dal suo alloggio inj caserma, camini e vasca idromassaggio che non erano stati autorizzati, obbligando il Comune a dei rattoppi».

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In precedenza – in aula – Iotti ha raccontato di invasioni di campo del sottufficiale, le sue ingerenze nella definizione e nella gestione degli orari di chiusura di bar o locali notturni, materia di stretta competenza dell’amministrazione. Poi le pretese avanzate dal comandante durante i lavori di costruzione della nuova caserma da un milione e 700mila euro, a carico del Comune che in quasi tutti i casi disse di no a Cesi, che, a quel punto, si sarebbe rivolto direttamente alla ditta (l’Unieco) che eseguiva l’intervento. In un colloquio con il vicesindaco Emanuela Gobbi, il maresciallo arriva a usare toni minacciosi in riferimento ad alcune decisioni prese dall’amministrazione, come gli orari di apertura serale del bar della piscina comunale o la disponibilità a concedere un’area pubblica per la costruzione di una caserma della Finanza vicina a quella dei carabinieri, scelta considerata da Cesi non opportuna. A fine estate 2011, i vertici reggiani dell’Arma iniziano a indagare sui comportamenti del maresciallo di Correggio, raccogliendo testimonianze di cittadini e dello stesso Marzio Iotti.

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