Gazzetta di Reggio

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«L’inchiesta non è finita si indaga su altri nomi»

di Tiziano Soresina

Lo rivela il procuratore Alfonso: «È emerso un quadro mafioso allarmante» Il Riesame “ordina” il carcere per Iaquinta. Il processo verso Milano o Firenze

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REGGIO EMILIA. La maxi inchiesta “Aemilia” è tutt’altro che finita e ai 224 nomi emersi dall’atto di chiusura delle indagini se ne potrebbero aggiungere molti altri.

Lo si è desunto ieri dalle affermazioni – ad ampio raggio – dal numero uno dell’Antimafia di Bologna che ha sottolineato che «vi sono accertamenti in corso per molti soggetti che non rientrano nell’avviso di conclusione delle indagini...». L’allusione del procuratore Roberto Alfonso è rivolta sia ad indagati a piede libero su cui si stanno concentrando ulteriori approfondimenti, sia a quelle 25 persone che non compaiono più ma che risultavano indagate nell’ordinanza di gennaio (non è comunque da escludere che per alcune posizioni sia stata chiesta dai pm l’archiviazione al gip Bologna). Un’inchiesta sulla ’ndrangheta del nord che non è, quindi, ancora conclusa e su cui Alfonso spende parole pesanti: «E’ un quadro allarmante – sottolinea – qui non manca nulla, questi reati sono significativi della capacità di infiltrazione che l’organizzazione criminale ha messo in campo per dimostrare la sua forza e la fase è ancora suscettibile di evoluzione...».

Di recente, fra l’altro, il Riesame ha accolto l’appello dell’Antimafia e ha disposto la custodia cautelare in carcere per Giuseppe Iaquinta (padre dell’ex calciatore Vincenzo, ora nei guai per una questione di armi) considerato fra i 54 facenti parte del clan Grande Aracri operativo in Emilia e con nucleo-base a Reggio. La posizione dell'imprenditore edile, che risiede a Reggiolo, rimane “congelata” (cioè resta libero) in attesa della Cassazione. Le valutazioni dei giudici ruotano attorno all'esposto con cui Iaquinta, nei mesi scorsi, si autodenunciò alla Procura di Bologna, invitando gli inquirenti ad indagare su di sé per dimostrare la propria estraneità all'associazione mafiosa. Un'iniziativa cui fece seguito una segnalazione al Procuratore nazionale antimafia, dai contenuti analoghi. Diversamente dalle conclusioni a cui era arrivato il gip, il Riesame ritiene che le decisioni di Iaquinta di fare esposto e segnalazione «debbono essere lette come una mossa rischiosa, ma anche necessaria e condotta con molta abilità» per cercare di ottenere il reinserimento della sua sua società nella white list della prefettura. Ma le iniziative «non appaiono invece indicative della volontà di recidere i legami con la cosca, che sono, ovviamente e inevitabilmente, negati alla radice». Per l’udienza preliminare – che partirà dopo l’estate – si sta profilando per motivi economici una sede diversa da Bologna (Firenze o Milano dove già esiste un’aula bunker). Ieri nel question time alla Camera il ministro Andrea Orlando ha spiegato che «saranno oggetto di tempestiva adozione tutti i provvedimenti necessari alla migliore celebrazione del processo Aemilia». Il problema è stato portato all’attenzione del ministro dal Movimento 5 Stelle che si dice non soddisfatto della risposta: «Non ha prospettato una soluzione concreta e l’ipotesi di un’udienza lontano dall’Emilia Romagna sarebbe una sconfitta per tutta la regione, ma Bonaccini e la sua giunta non hanno alzato un solo dito».

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