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CASALGRANDE

Trovato con 70 grammi di cocaina e arrestato dai carabinieri

Trovato con 70 grammi di cocaina e arrestato dai carabinieri

Le lacrime e le scuse in tribunale dello spacciatore di 29 anni: «Non riesco a trovare un lavoro fisso, vendo droga per poter sopravvivere»

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CASALGRANDE. Aveva in casa più di 70 grammi di cocaina e la strumentazione per tagliarla, e ha spiegato ai carabinieri che lo arrestavano di essere disperato perché malato e senza lavoro.

Il 29enne Klevis Kurtaj – cittadino albanese residente a Salvaterra – è stato arrestato nella notte fra martedì e ieri dai carabinieri di Sassuolo durante un’operazione partita in territorio modenese, che ha lambito la confinante Casalgrande. Il ragazzo è fra i componenti di una rete di spaccio con base nel sassolese e attiva in una vasta fetta del distretto ceramico ai due lati del Secchia, reggiano come modenese, concentrata sulla cocaina e sull’hascisc.

L’irruzione notturna nell’appartamento del 29enne a Salvaterra ha permesso ai militari di trovare 71,7 grammi di cocaina, divisi fra una confezione unica di 54,9 grammi e 16,8 grammi già sistemati in 28 piccole dosi, e 25 grammi di mannitolo, sostanza spesso usata per “tagliare” la cocaina allungando il prodotto puro.

Inoltre Kurtaj aveva una piccola confezione di hascisc, poco più di un grammo, e diversi strumenti che possono essere usati per lo spaccio: bilancini di precisione, frullatori e diversi cellulari. Tutto materiale sequestrato assieme alla cocaina, e ora a disposizione della magistratura. Portato in carcere a Reggio, ieri mattina è comparso davanti al giudice per le indagini preliminari Cristina Beretti, difeso dall’avvocato Luigi Scarcella dello studio legale Bucchi. Il pm Stefania Pigozzi ha chiesto la detenzione in carcere sino al processo, fissato per il 27 luglio, mentre Scarcella ha fatto domanda per gli arresti domiciliari.

Il giudice ha accolto la richiesta della difesa dopo un intervento dello stesso imputato, disponendo una forma particolarmente rigida dei domiciliari: il 29enne, oltre a dover rimanere nella propria abitazione, non potrà avere contatti se non con i parenti stretti e l’avvocato difensore. Nel corso dell’udienza il ragazzo, in lacrime, ha ammesso la responsabilità: ha spiegato di essere disperato per l’assenza di lavoro e di essere diventato uno spacciatore per poter sopravvivere, non riuscendo a trovare nessuna occupazione lecita. Ha poi raccontato di avere problemi di salute, guai a una gamba che lo limiterebbero parecchio, e ha concluso ribadendo il dispiacere per il suo comportamento. (adr.ar.)

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