Gazzetta di Reggio

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Delitto sul Secchia, la rabbia della madre della vittima

di Tiziano Soresina
Delitto sul Secchia, la rabbia della madre della vittima

Processo al via: «Spero nella pena più ampia possibile per quell’assassino». Gelo fra la vedova e i familiari

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CASTELNOVO MONTI. Per un problema tecnico l’udienza preliminare – in tribunale a Reggio – è durata mattina poco più di venti minuti, ma all’apertura dell’aula si è subito “scaricata” la tensione inevitabilmente intrecciatasi con il primo atto giudiziario che vede sul banco degli accusati un omicida (il marocchino 28enne Fettah Abdelkebir) e in aula i familiari della vittima (il 18 agosto scorso fu ucciso, in località “Molino Baroni”, il 32enne Andrea Germini).

Provatissima è la mamma di Andrea, fra le ultime persone ad uscire accompagnata dall’avvocatessa Angela Zannini che la tutela. Una madre con stampata nel cuore tanta rabbia e che l’anno quasi trascorso dal fatto di sangue non ha certo placato. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.11718267:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.11718267:1649487649/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

«Dico solo che per quell’uomo vorrei la pena più ampia possibile, perché mio figlio non ha valore. L’ho rivisto in aula e sono qua che tremo – spiega Luisa Rossi ai cronisti – lo vorrei prendere per le mani io. Non ha mai nemmeno chiesto scusa». Ma è una sofferenza anche il solo parlarne e se ne va. Poco prima, tramite l’avvocatessa Zannini, si è costituita parte civile nel procedimento assieme al marito. In aula vi sono anche i fratelli della vittima (Ivan e Matteo Germini che non si sono costituiti parte civile). A fine-udienza non vogliono fare commenti. «Preferiamo il silenzio» dicono cortesemente. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.11722815:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.11722815:1649487649/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

In udienza c’è anche la vedova, cioè Marinella Campani che sta crescendo il figlio nato quattro mesi dopo la tragedia. Non si può non notare il “gelo” fra lei e i familiari della vittima. Non si degnano di uno sguardo. Fra loro può aver pesato il movente del delitto: il giovane nodafricano si era infatuato (non corrisposto, ma mandandole pure degli sms) di Marinella, cioè della moglie del collega Andrea che poi ha ucciso, equivocando (forse anche per differenze culturali) l’apertura della famiglia Campani (per cui lavorava da tempo nell’azienda agricola “Lina” a Croce).

La vedova è tutelata dall’avvocato Gabriele Iori e dovrebbe costituirsi parte civile nell’udienza che dovrebbe tenersi ai primi di agosto, per evitare che scadano i termini di custodia cautelare in carcere dell’omicida. Ma perché è slittata questa prima “tappa”?

«La comunicazione di fine-indagini non è stata tradotta in arabo – rimarca l’avvocato difensore Noris Bucchi – il che lede il diritto di difesa del mio assistito. Vista la delicatezza del processo, non potevo non avere questo scrupolo difensivo e ho sollevato il problema». Il gup Giovanni Ghini ha ritenuto nullo il decreto di rinvio a giudizio e restituito gli atti al pm Valentina Salvi affinché vengano tradotti. La difesa pare intenzionata ad optare per il rito abbreviato. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.11722806:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.11722806:1649487649/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Il nordafricano è accusato di omicidio premeditato e tentata soppressione di cadavere.

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