I Comuni reggiani stangano gli evasori
Reggio segnala i casi sospetti al fisco e in quattro quattro anni recupera 9 milioni. Grazie al “tesoretto” abbassa le imposte
REGGIO EMILIA. Una richiesta di contributi per iscrivere un figlio all’asilo. Un’infrazione stradale accertata dalle telecamere che vigilano sui varchi del centro storico. Un atto di compravendita di un terreno. Qualsiasi atto amministrativo può attirare l’attenzione dei due dipendenti del Comune di Reggio che si occupano, esclusivamente, di segnalare sospetti casi d’evasione all’Agenzia delle entrate.
Data la delicatezza del loro compito, che consente anche l’accesso alle banche con le dichiarazioni dei redditi, l’ufficio è stato in qualche modo isolato dagli altri e si sono prese le precauzioni affinché l’operato di questi impiegati si svolga nel modo più discreto possibile.
Stando ai dati che l’Agenzia delle Entrate comunica ogni anno, relativi alla collaborazione con i Comuni emiliano-romagnoli, l’ufficio reggiano è particolarmente efficiente, tanto che la nostra città, con 8,7 milioni di euro, è quella dove dal 2009 è stata scoperta la maggiore evasione fiscale.
A livello provinciale il dato è complessivamente di 13,8 milioni di euro d’evasione scoperti: meglio di noi hanno fatto solo le più popolose Bologna e Modena. Stiamo parlando di soldi che, una volta riscossi, entreranno al 100% nelle casse comunali. Nel 2014 il Comune di Reggio ha riscosso più di 386 mila euro, utilizzati per ridurre la pressione fiscale: un introito che non è enorme rispetto ai 150 milioni di euro di spesa corrente, ma che rappresenta comunque una voce non trascurabile.
Comuni virtuosi. Un Comune particolarmente virtuoso nella lotta agli evasori è Casalgrande: nel 2014 ha incassato 182.285 euro (su 13 milioni di euro di spesa corrente) e dal 2009 ha fatto scoprire con le sue segnalazioni oltre un milione di euro non versati all’erario.
A livello regionale la collaborazione tra l’Agenzia e i municipi ha permesso di incassare 29,6 milioni di euro, con 5.200 accertamenti realizzati e un’evasione scoperta di circa 88 milioni di euro. Il fatto che la Città del Tricolore guidi la classifica regionale non vuole dire che qui si evada di più, ma semplicemente che gli incaricati degli accertamenti hanno affinato i loro strumenti d’analisi. La tendenza generale infatti vede una diminuzione delle segnalazioni inviate all’Agenzia delle Entrate, a fronte di una maggiore evasione scoperta. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.11707706:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.11707706:1649487646/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Finti poveri. I fari degli enti locali si accendono per cause differenti. Uno degli input che mette in moto la macchina è la richiesta di contributi ed esenzioni, così come un tenore di vita palesemente non linea con quanto dichiarato. In Emilia-Romagna le segnalazioni relative ai “finti poveri” hanno portato l’Agenzia ad accertare 25 milioni di evasione, pari al 29% del totale.
L’indagine può scattare non solo con la richiesta di un contributo per un asilo o una casa di riposo, ma anche a seguito di una multa. L’addetto del Comune infatti alle volte verifica il reddito del cittadino che con la sua Porsche è passato sotto un varco della ztl e nel caso di anomalie evidenti invia una segnalazione. Il maggior numero di segnalazioni a livello regionale (47%) si ha nell’ambito del settore proprietà edilizia e patrimonio immobiliare.
Si tratta di affitti in nero che vengono scoperti quando la polizia municipale effettua il controllo della residenza. In molti casi l’evasione è mascherata da contratti di comodo gratuito fittizi. Un altro ambito dove i controlli sono molto proficui è quello urbanistico, che vale il 41% dell’evasione scoperta. Si tratta di plusvalenze non dichiarate da chi effettua cessioni di terreni o immobili, ad esempio nel Modenese un controllo ha permesso di riqualificare l’apparente compravendita di una stalla in una cessione di terreno edificabile (con la successiva costruzione di una palazzina), con 140mila euro mai pagati.
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