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Reggio: "Troppe strisce pedonali ravvicinate". Il Comune: "Incidenti in calo, va bene così"

Reggio: "Troppe strisce pedonali ravvicinate". Il Comune: "Incidenti in calo, va bene così"

Il comandante della Polstrada scettico su alcune scelte di sicurezza stradale, rotonde comprese. Tutino: pedoni e ciclisti da salvaguardare

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REGGIO EMILIA. Strisce pedonali sacrosante, ma è il caso di averne così tante, e spesso... nei posti sbagliati? Divampa la discussione, avviata dall'intervista rilasciata a Elisa Pederzoli dal comandante della polizia stradale di Reggio, il vice questore aggiunto Antonio Colantuono, in procinto di trasferirsi a Pesaro.

«Io credo che in materia di sicurezza stradale - dice Colantuono - Reggio possa migliorare notevolmente, facendo attenzione anche ad alcuni aspetti urbanistici. Mutando la morfologia stradale nel corso del tempo, certe situazioni si sono sovrapposte rischiando di complicare i flussi».

Ci faccia qualche esempio.

«Parlo degli attraversamenti pedonali. Forse andrò contro corrente, ma su alcuni tratti sono troppi uno dopo l’altro. Comportano un calo di attenzione da parte dei conducenti dei veicoli. Pensiamo a una serie di quattro o cinque attraversamenti, a brevissima distanza: l’automobilista presterà attenzione al primo, al secondo. Poi, inevitabilmente, questa calerà. A rischio di chi attraversa. Aggiungo: ogni attraversamento va mantenuto perfettamente visibile, in tutte le condizioni di tempo e circostanze. Invece, e vado oltre il centro, vedo passaggi poco illuminati. La città ha cambiato più volte faccia, andrebbero riattualizzati. Andrebbe rifatto lo studio su di essi e anche su alcune deroghe al codice della strada».

Si riferisce al fatto che a Reggio i ciclisti possono andare contromano?

«Capisco la tutela dei ciclisti: anche io ne faccio parte. Ma aver previsto regolamenti a favore non sempre si traduce in una effettiva tutela, anche perché non tutti i ciclisti sono ugualmente educati. Certe deroghe rischiano, invece, di mettere a repentaglio la sicurezza dei pedoni. Sul tema dei ciclisti vorrei aggiungere una cosa, che mi è cara quando facciamo educazione stradale: oggi, tecnicamente grazie a certe deroghe, sarebbe possibile attraversare sulle zebre in sella alla bicicletta. Quando lo si fa, però, è a una velocità doppia rispetto a chi va a piedi, ma questa non è percepita da chi è a bordo di un veicolo. Dobbiamo scendere, indipendentemente dal fatto che sia consentito, per una questione di sicurezza».

Che misure suggerirebbe in favore della sicurezza?

«Io sono per i dissuasori, più che per i dispositivi sanzionatori. Anche qui forse andrò controcorrente».

A Reggio ci sono molte rotatorie e altre ne sono in programma. Cosa ne pensa?

«Potrebbero essere notevolmente migliorate. Ce ne sono alcune in città realizzate una dopo l’altra tanto che spesso finiscono per insistere l’una nell’altra. Rendono difficile la gestione dei diritti di precedenza, di impegno e disimpegno. Spesso, per questo, siamo dovuti intervenire».

A quale pensa nello specifico?

«A quella dell’acquedotto, ad esempio, dove è particolarmente difficile entrare. Anche per un’altra questione: anche a Reggio, come in altre città, si è perso purtroppo un principio che una volta esisteva nella vecchia educazione stradale, ovvero la precedenza di cortesia. Invece, aiuterebbe la sicurezza».

La replica del Comune

«A Reggio, dal 2005 al 2013, i feriti in incidenti stradali sono diminuiti del 40,4%. Nello stesso periodo Parma del 19%, Modena del 6%, Ferrara del 7%. Qui si è ridotto inoltre, in controtendenza alla media italiana, anche l'indice di lesività, ovvero il rapporto tra lesi e incidenti, con una diminuzione quindi, oltre del numero di feriti, anche della gravità degli incidenti». A replicare così a Colantuono è l’architetto Alessandro Meggiato, il dirigente del Servizio mobilità del Comune di Reggio Emilia.

«L'esempio è via Emilia Ospizio – prosegue Meggiato – C’era un’incidentalità elevata, in particolare per quanto riguarda ciclisti e pedoni. Il progetto, realizzato nel 2010, ha puntato a far coesistere le biciclette e le auto, riservando un'apposita corsia. Sono stati posizionati attraversamenti molto ravvicinati e protetti da isole. I risultati: un dimezzamento degli investimenti di pedone».

Così come difende la possibilità dei ciclisti di andare contromano.

«I risultati di questi 10 anni a Reggio ci dicono che il livello di attenzione dell'automobilista nella guida in una zona 30 (il presupposto per consentirlo è l'essere in una zona 30) è più elevato ed è così che si evitano gli incidenti. Un'azione di divieto, così come qualcuno ha proposto per il codice della strada, non avrebbe alcun effetto. Ci sono numerosi studi europei in cui si vede che nelle strade a senso unico in cui è permesso il contromano ciclabile l'incidentalità è di molto inferiorie» sottolinea Meggiato.

Interviene anche l’assessore Mirko Tutino.

«Spesso, nel valutare questi interventi, l'opinione prevalente parte dal punto di vista dell'automobilista. I progetti messi in campo dal Comune negli ultimi 10 anni hanno preso l'esempio delle città europee che hanno messo in discussione questo paradigma, discutendo su un comportamento diverso e un ruolo diverso dell'auto nell spazio urbano. Un ruolo che deve lasciare spazio al pedone ed al ciclista, in una logica di costante miglioramento della qualità della vita».

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