Scacco Matto, trent’anni al capoclan Grande Aracri
È considerato il mandante di 5 delitti: abitò a Reggio, è nel mirino di “Aemilia”. Stessa condanna anche per il 44enne Vito Martino che risiedeva a Boretto
REGGIO EMILIA. Omicidi ed episodi di “lupara bianca” avvenuti sul finire degli anni Novanta: sette vite spezzate a mano armata in un contesto mafioso che per la Dda di Catanzaro aveva già profonde radici dal Crotonese (in specie Cutro) sino a Reggio.
E’ il tormentato troncone giudiziario legato a sette omicidi (tutti avvenuti in Calabria) che fa capo all’operazione “Scacco Matto”. Ieri – in Corte d’assise d’appello a Catanzaro – è stata emessa la sentenza che ha rivoluzionato quella di primo grado. E sul banco degli accusati vi sono due imputati che con la nostra provincia hanno avuto parecchio a che fare. Il primo è il 56enne Nicolino Grande Aracri, considerato da tempo il boss incontrastato dell’omonimo clan che proprio in quegli anni a cui fa riferimento il processo scalzò i Dragone dal controllo della cosca sia a Cutro che a Reggio.
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Il boss ha abitato per tre anni nel Reggiano ed ora si trova in cella nel carcere milanese di Opera. Ieri è stato condannato a trent’anni di reclusione e per lui è una “svolta” in negativo, visto che in primo grado (tre anni fa) venne assolto, perché i giudici non ritennero provato che fosse il mandante dei sette delitti. Il collegio giudicante di secondo grado l’ha, invece, ritenuto coinvolto in cinque di quei fatti di sangue.
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Il secondo “reggiano” è il 44enne Vito Martino che per diverso tempo ha abitato a Boretto, o meglio i carabinieri di Reggio dopo il suo arresto nel dicembre 2000 l’avevano descritto come un uomo che si spostava in continuazione fra la nostra provincia e Cutro. Martino è stato condannato pure lui a trent’anni di carcere: in primo grado la pena comminata era stata quella dell’ergastolo, mentre stavolta i giudici hanno ritenuto il 44enne estraneo al doppio omicidio di Franco Arena e Francesco Scerbo (freddati il 2 marzo 2000 a Isola Capo Rizzuto).
Condanna solo leggermente più “soft” (25 anni e mezzo di reclusione) per il 42enne Salvatore Nicoscia, mentre è stata confermata l’assoluzione per il fratello del boss, cioè il 45enne Ernesto Grande Aracri. Il pubblico ministero della Dda di Catanzaro – Pierpaolo Bruni – aveva chiesto l’ergastolo per tutti e quattro gli imputati. Il capoclan Nicolino Grande Aracri è finito quest’anno anche nel mirino dell’operazione antimafia “Aemilia”, per una vicenda estorsiva culminata nei roghi dolosi di tre mezzi (nel 2011) e nella conseguente “resa” dell’imprenditore costretto a pagare.
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