Titos, il poeta che boccia Tsipras
A Reggio per parlare delle sue poesie, Titos Patrikios, uno dei più grandi poeti greci viventi ci spiega perché il No al referendum greco aprirebbe la strada a una catastrofe
REGGIO EMILIA. «Volevo fermarmi qualche giorno in più in Italia, un Paese a cui sono molto legato, ma non mi è possibile: domenica si vota, e io ho già cambiato la prenotazione dell’aereo». Ottantasette anni, Titos Patrikios è considerato uno dei più importanti poeti greci contemporanei.
A Reggio ospite degli incontri in Biblioteca organizzati dalla Panizzi, Titos è preoccupato per la situazione del suo popolo. E a sorpresa, vista la storia della sua vita - la militanza nel partito comunista, l’opposizione al regime di Colonnelli che gli costò il confino, il successivo attivismo sempre a sinistra - il suo obiettivo è Alexis Tsipras.
«Vedo le persone anziane come me fare la fila ai bancomat e capisco che siamo in una situazione brutta, difficile, pericolosa. E ci siamo finiti per una serie di responsabilità. Ma Tsipras, in questi mesi non ha fatto nulla per cambiare le cose, anzi...».
Si spieghi...
«In tanti hanno sperato che le cose potessero cambiare, ma lui sta facendo esattamente quello che facevano i suoi predecessori: clientelismo. Si dice così in Italia, non è vero?».
Nient’altro? In tanti dicono che stia facendo una dura battaglia contro l’evasione fiscale...
«Solo populismo. Consideri che se la Grecia è in queste condizioni è perché in tanti hanno portato i loro capitali all’estero».
Ma questo referendum in qualche modo ha ridato dignità a un popolo greco che sembrava umiliato...
«Non ho titolo per parlare per il mio popolo. Parlo per me: questo è un referendum tra dentro l’Europa e fuori l’Europa, tra l’euro e la dracma. E le assicuro che tornare alla dracma sarebbe una tragedia. Per tutto il popolo greco, tutti tranne quelli che hanno portato i soldi all’estero e che diventerebbero ancora più ricchi».
Ma lei è sempre stato un uomo di sinistra...
«E’ vero. Ma ho sempre combattuto contro lo Stalinismo che vedo riaffiorare in Syriza».
Da cosa lo vede?
«Dal modo in cui trattano chi non la pensa come loro. Ti dicono subito: tu lavori per conto degli stranieri, una sorta di quinta colonna al servizio delle potenze capitalistiche. Capito? Vogliono costruire un regime fatto di autarchia, favorendo solo gli amici e attuando finte riforme come quella sulla scuola, che a mio avviso è completamente sbagliata».
Eppure il primato della politica, in questa Europa sembra latitare. E Tsipras sta in qualche modo costringendo i burocrati a trattare...
«Se vince il No, per il nostro popolo sarà la catastrofe. Ma c’è anche un altro motivo per cui non posso appoggiare questo governo...».
E quale sarebbe?
«Questo di Alexis Tsipras non è un governo di Syriza, ma un governo di coalizione con la destra estrema. E tutti e due votano no, assieme a chi? Ai nazisti di Alba Dorata. Mi dica lei dove possiamo andare se a guidarci sono dei nazisti e degli stalinisti?».
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