Arrestato per stalking, la sua ex: «Quando uscirà cercherà di uccidermi»
Un 27enne in manette per aver aggredito con la mazza la sua ex. La 21enne: «Un calvario. Mi ha rubato un anno e mezzo di vita»
CAMPEGINE. «Sono contenta perché finalmente, per qualche giorno, riuscirò a dormire. Spero solo che non esca dal carcere più agguerrito di prima, che non si rifaccia su di me e che mi lasci stare».
È con queste parole che Giulia – il nome è di fantasia – inizia a raccontare l’inferno in cui si è trovata a vivere (o, meglio, sopravvivere) da un anno e mezzo a questa parte. Da quando, cioè, ha trovato il coraggio di lasciare il suo fidanzato, un ragazzo del paese, poco più grande di lei, che la soffocava con la sua gelosia e le impediva di godersi i suoi vent’anni. Quel ragazzo che ieri, dopo averla perseguitata per mesi e averla aggredita con una mazza da baseball, è stato arrestato per stalking.
«Quando ci siamo messi insieme andava tutto bene – racconta la ragazza, adesso ventunenne – ma piano piano hanno iniziato a venire fuori i lati più brutti del suo carattere. Nonostante le sue scenate folli non riuscivo a lasciarlo, ci ho messo dei mesi per trovare il coraggio di farlo. Il 14 gennaio del 2014 gli ho detto che non potevo più essere la sua ragazza, eravamo troppo diversi, ma che avremmo potuto continuare a essere amici, a sentirci». Allora è iniziato il suo calvario.
«Mi ha scritto subito che voleva tornare con me, il giorno dopo è passato a dieci messaggi, quello dopo a duecento. Lo stesso è successo con le chiamate. Io rispondevo perché volevo che si calmasse, che capisse la situazione, ma lui ha iniziato a minacciarmi. “Quando ti vedo ti butto dell’acido addosso”, mi diceva, “Voglio vederti su una sedia a rotelle”, “Ti uccido”».
E dalle parole il 27enne è presto passato ai fatti. «Mi seguiva dappertutto. Andavo all’università ed era fuori dall’aula, andavo a fare aperitivo con le amiche e lui passava davanti al locale mille volte, tornavo a casa la sera e lo trovavo in cortile. Mi ha seguita anche quando sono andata due giorni al mare in Riviera. Per non farmi vedere usavo sempre un’auto diversa, quella di mio padre, di mia madre, di mio fratello, ma lui mi scopriva sempre. E ogni volta scenate, ogni volte provavo a parlargli per farlo ragionare, perché mi sentivo in colpa, ma non c’era niente da fare».
Anzi, mese dopo mese la situazione è peggiorata. «Si era messo a minacciare anche le persone che giravano con me – spiega la ragazza – e dopo sette mesi che ci eravamo lasciati ha picchiato un mio amico solo perché gli aveva detto di non darmi più fastidio. Lì, per la prima volta, ha picchiato anche me: mi ero buttata in mezzo per dividerli, e lui mi ha dato una testata. Allora l’ho denunciato».
Le reazioni sono state feroci. «Qualche giorno dopo mi ha inseguita in automobile. Non volevo parlargli, avevo paura. Abbiamo attraversato il centro del paese ai 160 all’ora. Sono riuscita a fermarmi davanti alla caserma dei carabinieri ma lui, prima che loro uscissero, è sceso dall’auto e ha preso a calci e pugni la mia. Voleva farmi uscire a ogni costo».
L’ultima – terribile – aggressione è avvenuta martedì scorso. «Mi aveva chiesto di vederci per parlare – racconta, ancora scossa, la ragazza – Voleva chiarire. Stupidamente gli ho creduto e sono andata davanti al bar dove mi stava aspettando. Non ho fatto in tempo a scendere dall’auto che lui mi è volato addosso e mi ha colpita all’anca con un mazza. Sono scappata urlando, lui dietro. Mi ha colpita alla spalla e sono caduta. Per fortuna i miei amici non avevano creduto alla sua buona fede e mi hanno seguita. Si sono picchiati, anche loro hanno preso delle mazzate, ma alla fine sono riusciti ad allontanarlo. Dopo qualche minuto mi ha scritto: “Te l’ho detto che non scherzavo, la prossima volta ti faccio fuori”. Non so come andrà a finire – confessa la ragazza – Non so se quando uscirà mi vorrà rovinare. So solo che vorrei che lasciasse in pace me, la mia famiglia, i miei amici, perché questa non è vita. Non riesco più a studiare, non riesco a dormire. Ma – aggiunge a bassa voce – spero che anche lui possa risolvere i suoi problemi e stare meglio. Deve essere aiutato e curato».
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