L’allarme a Selvapiana «C’è amianto anche qui»
Canossa: un cittadino preoccupato segnala una porcilaia in disuso vicino a casa «Sono andato in Comune a far presente la grave situazione, mi hanno ignorato»
CANOSSA. Rossena come Selvapiana. Non solo per lo splendore del luogo e il panorama mozzafiato però, purtroppo.
Anche a Selvapiana, infatti, si trova una struttura, un tempo usata per animali, in stato di totale abbandono. In questo caso si tratta di una porcilaia, e non di una stalla, ma poco cambia: il tetto dei capannoni, infatti, è sempre di amianto.
«Selvapiana è una bellissima frazione di Canossa – racconta il cittadino che ha fatto la segnalazione alla Gazzetta di Reggio – poco distante da Trinità e Vedriano. Seguendo la strada, subito dopo i tornanti, si alza la testa e si può godere della più bella vista sulla vallata di Canossa. Purtroppo il panorama è rovinato da questa porcilaia, che ha sempre dato fastidio ma adesso mette anche in pericolo chi, come me, vive a Selvapiana».
«La struttura è stata costruita ancora prima della stalla di Rossena – prosegue il cittadino – e quindi si può solo immaginare in che condizioni sia. E soprattutto di che materiale sia fatto il tetto. Abbiamo dovuto sopportare per una vita la puzza dei maiali e del liquame che veniva sparso nei campi, e anche se quella porcilaia non avrebbe dovuto essere costruita in un luogo così visibile siamo stati zitti, – rincara la dose il residente – ma adesso parliamo di salute. E la situazione non ci va più bene».
«Quattro mesi fa ero andato in Comune per segnalare che a trenta metri dalle case c’era una struttura con tetto in amianto in pessime condizioni – aggiunge il cittadino –. La responsabile mi ha detto che era a conoscenza del fatto e che mi avrebbe fatto sapere al più presto come l’amministrazione intendeva risolvere il problema, ma non ho più sentito niente. L’altro giorno, allora, sono tornato in Comune con la Gazzetta in mano per mostrare l’articolo sulla stalla di Rossena e avere risposte anche sulla porcilaia di Selvapiana, ma la responsabile era in malattia. Ci tornerò. Non possiamo continuare a vivere a contatto con un pericolo così grande».
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