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Mercatone: tre commissari decidono le sorti aziendali

Mercatone: tre commissari decidono le sorti aziendali

Rubiera: i 47 dipendenti della filiale reggiana continuano con orari ridotti e turni Il loro destino è nelle mani del gruppo, entrato in amministrazione controllata

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RUBIERA. Ore di attesa, non spaventata ma certamente nemmeno serena, per i dipendenti di Mercatone Uno, compresi quella storica sede rubierese. L’incertezza regna sovrana, e non aiutano i ritardi accumulati, sia negli stipendi che nei contributi previdenziali, bloccati per mesi da un complesso garbuglio burocratico generato dall’entrata del gruppo in amministrazione controllata.

Rubiera, che conta 47 dipendenti, è una delle sedi più solide e strutturate, con discreti utili, e per ora è rimasta fuori dall’ondata di chiusura di giugno, quando 28 punti vendita sui 79 totali sono stati chiusi, almeno temporaneamente. I lavoratori rubieresi continuano tutti nella loro attività, pur con orari ridotti e turnazioni, all’interno della cassa integrazione straordinaria richiesta all’inizio della crisi. Il loro destino è però legato a quello dell’intero gruppo imolese, che comprende in totale oltre tremila assunti. Se arrivassero novità positive sul futuro, anche a Rubiera si potrebbe procedere con un minimo di tranquillità. Ma è ben chiaro a tutti che una nuova riorganizzazione aziendale con un numero ridotto di negozi potrebbe lambire ogni sede, anche quelle in attivo, con spostamenti, richieste di cassa integrazione a zero ore e ristrutturazioni varie. Si guarda quindi a Imola, alla sede centrale del Mercatone Uno, ora affidato ai tre commissari straordinari Stefano Coen, Ermanno Sgaravato e Vincenzo Tassinari.

Il primo bando pubblico di acquisto del gruppo è andato ufficialmente deserto, almeno a livello formale e per quanto riguarda l’intera rete. Vi sono stati contatti da diverse aziende interessate, alcune delle quali attratte non dal gruppo nel suo complesso, ma solo da alcuni rami: o i negozi di alcune ben precise regioni, o ai canali distributivi. Insomma, una situazione complessa, in cui l’acquirente ha oltretutto l’interesse a tirarla per le lunghe per far calare ulteriormente i prezzi di chi si trova in difficoltà.

Non è molto chiaro nemmeno cosa accadrà ai 28 negozi al momento chiusi. I commissari, in un’audizione al Senato, hanno parlato della possibile riapertura di una decina di punti vendita prevista per l’autunno, senza entrare nei dettagli. E senza specificare quanto questa operazione possa coinvolgere i lavoratori ancora impiegati, in un qualche modo.

A Rubiera, nel frattempo, proseguono gli incontri fra sindacati, amministratori pubblici e maestranze, sia per avere aggiornamenti costanti sia conla speranza di avere risposte quantomeno sugli arretrati e sul “buco” di alcuni mesi per quanto riguarda i contributi, figlio di un cortocircuito amministrativo nelle fasi che dalla richiesta di concordato preventivo hanno condotto alla decisione del ministero dell’Economia di commissariare il gruppo. (adr.ar.)

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