Un bando per riportare l’agricoltura in città
I 135 ettari finora “liberati” dalla variante in riduzione decisa dal Comune ora vengono messi a disposizione di chi voglia intraprendere in attività rurali
REGGIO EMILIA. La riconversione a terreno coltivabile di 135 ettari di aree edificabili offre possibilità di espansione alle millecento aziende agricole esistenti nel territorio comunale e inedite opportunità di impresa e impiego ai giovani che escono sempre più numerosi dagli studi scolastici e universitari di agraria.
A causa della crisi, più che per sensibilità ambientale, i proprietari e l'ente locale hanno rinunciato a ricavarne le rendite derivanti dalla molto ipotetica costruzione di 610 nuovi alloggi. In compenso, però, si darà un po' più di spazio e qualche incentivo a chi si dedica o vuole dedicarsi a un'attività, l'agricoltura, che valorizza il paesaggio e sta riacquistando la tradizionale importanza economica.
Lo prevede il "protocollo per la creazione di progetti e azioni finalizzati a tutelare, sostenere, attivare il lavoro in territorio agricolo", che è stato firmato ieri mattina in Municipio dai rappresentanti di Comune, Regione, Camera di Commercio, associazioni di categoria (Cia, Confagricoltura, Coldiretti e Unione generale coltivatori), azienda agraria del'università di Bologna, Centro di ricerche per le produzioni animali, istituti Motti e Zanelli, Consorzio di bonifica dell'Emilia centrale e Slow Food.
Ognuno di questi soggetti avrà un ruolo. La Regione metterà a disposizione delle imprese agricole formate da giovani i contributi a fondo perduto (fino al cinquanta per cento dell'investimento iniziale) già previsti dal Piano di sviluppo rurale. A tal fine sta per essere pubblicato il bando di concorso, a cui gli interessati potranno partecipare presentando progetti specifici. Sono trascorsi quattro mesi dalla radicale correzione di rotta rispetto alle passate amministrazioni, che avevano procurato alla nostra città il poco invidiabile primato della cementificazione.
Risale ai primi di marzo, infatti, la delibera di Giunta che, per la prima volta in Italia, offriva ai proprietari la possibilità di ripristinare la destinazione agricola per i terreni precedentemente trasformati in aree edificabili. Le adesioni erano state subito superiori alle aspettative. Entro la scadenza del 21 aprile ne sono arrivate tante da coprire un milione e 350mila metri quadrati, corrispondenti al trenta per cento delle previsioni residenziali del Piano per nuove aree di trasformazione. Ora Alex Pratissoli, assessore alla rigenerazione urbana, si appresta a presentare al consiglio comunale la "variante in riduzione delle previsioni di espansione in territorio agricolo". Si tratta di una "fascia periurbana" a macchia di leopardo. Gli appezzamenti sono perlopiù piccoli e separati dai lotti rimasti edificabili. I proprietari di questi ultimi, però, difficilmente otterranno le autorizzazioni a costruire in zone divenute disomogenee. E' probabile, perciò, che molti altri chiederanno la riconversione alla pari di Ausl e Rete, che pure possiedono aree edificabili. Si potrà così mantenere intorno alla città un'autentica cintura verde con siepi, fasce boscate e colture biologiche da cui ricavare prodotti orticoli a chilometri zero.
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