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La sfida di Delrio e della sua squadra al ministero balena

di Massimo Sesena
La sfida di Delrio e della sua squadra al ministero balena

REGGIO EMILIA. «Delrio, il cantiere sono io». E’ il titolo del lungo articolo che il settimanale L’Espresso dedica ai primi mesi di Delrio alla guida del ministero che scotta più di tutti: quello...

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REGGIO EMILIA. «Delrio, il cantiere sono io».

E’ il titolo del lungo articolo che il settimanale L’Espresso dedica ai primi mesi di Delrio alla guida del ministero che scotta più di tutti: quello delle infrastrutture e trasporti, quello che è stato squassato dalle inchieste della magistratura fino a portare il predecessore di Delrio alle dimissioni.

«La balena delle infrastrutture» la chiama Gianfranco Turano, quella del “sistema Incalza” con cui Delrio ora deve quotidianamente fare i conti. In che modo? «Delrio - scrive L’Espresso - è intervenuto sulla struttura in modo perfettamente renziano. Si è portato dietro la sua guardia del pretorio conindicazione geografica tipica. Semmai, rispetto al premier , è ancora più concentrato territorialmente. Il nuovo direttorio tutto reggiano del Mit post Incalza è composto da Uberto Mimmo Spadoni, capo della segreteria del ministro, da Muro Bonaretti, capo di Gabinetto e da Maurizio Battini che guida la segreteria tecnica». Ovviamente nell’articolo, Turano ricorda che «il terzetto fa squadra dall’inizio: Bonaretti è stato il City manager di Delrio dal 2005 , mentre Spadoni occupava l’assessorato ai lavori pubblici (in realtà il suo assessorato era quello ai progetti speciali, ndr) e Battini faceva il capo di gabinetto. Tutti e tre - ricorda l’articolista - hanno già avuto incarichi con Delrio sottosegretario alla presidenza del Consiglio». Invero, oltre a descrivere le difficoltà di Delrio alle prese con la burocrazia interna, fornisce anche una interpretazione sul possibile futuro dell’ex sindaco di Reggio. Dopo il suo passaggio dai piani alti di Palazzo Chigi al ministero più inguaiato, in tanti - a Reggio - si sono interrogati se questa, fosse stata, per Delrio una promozione o una bocciatura. Insomma se Renzi avesse fatto questa scelta perché di Delrio si fida ciecamente o se invece puntasse a disfarsi di una figura ingombrante mettendolo al timone della nave più malmessa. In questo senso una risposta convincente, nella sua ricostruzione, arriva proprio dal giornalista de L’Espresso: «Secondo i malpensanti di Porta Pia - scrive Turano - nella partita del Mit, Renzi può solo vincere. Se Delrio si districa bene dalla sua fatica di Ercole, il premier condividerà la vittoria. In caso contrario vede indebolirsi una figura politica che si sta imponendo ai suoi interlocutori con pragmatismo, moderazione e capacità negoziali, in definitiva, come unica alternativa a Renzi nel Pd».

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