Lo stalker? «Un ragazzino che ha ceduto alle provocazioni»
Campegine, interrogato il 27enne arrestato per stalking. Il legale: «Il carcere lo sta provando, chiediamo che esca»
CAMPEGINE. È stato interrogato dal giudice Antonella Pini Bentivoglio, ieri, il 27enne di Campegine indagato per stalking nei confronti della sua ex fidanzata. Il ragazzo – un artigiano edile di buona famiglia – ha voluto raccontare personalmente la sua versione dei fatti, descrivendo cos’è successo nell’ultimo anno e mezzo, e soprattutto il 23 giugno, il giorno in cui, davanti al bar della polisportiva del paese, è avvenuta l’aggressione. O presunta aggressione, stando alle sue parole. Quanto raccontato dal 27enne – in carcere da venerdì – si discosta molto, infatti, dalle dichiarazioni della sua ex fidanzata.
«Il mio assistito ha finalmente potuto raccontare come sono andate le cose la sera del 23 giugno – spiega l’avvocato Carmine Migale –. Innanzi tutto ha riferito che non aveva con sé alcuna mazza da baseball, e in effetti non ci sono prove che abbia usato questo arnese. Ha però raccontato di aver usato un ramo, trovato per terra davanti al bar, per difendersi dai tre amici della sua ex fidanzata che, dopo averlo ripetutamente offeso, si sono scagliati contro di lui per picchiarlo».
Il 27enne ha affermato di essere scappato perché impaurito, e di essere andato al pronto soccorso di Montecchio per farsi medicare le ferite. A riprova di ciò, ieri mattina ha depositato in procura il certificato medico dell’ospedale con una prognosi di sette giorni per lesioni multiple. Stando a quanto riferito dal 27enne al gip, la sua ex fidanzata – che la sera del 23 giugno era finita al pronto soccorso di Reggio Emilia e che era stata rilasciata con una prognosi di dieci giorni – sarebbe stata colpita cercando di mettere fine alla rissa.
«Il ragazzo ha raccontato che non era sua intenzione picchiarla e che desiderava solo parlarle, anche perché nell’ultimo mese si erano riavvicinati. Ma a un certo punto sono arrivati tre amici di lei che hanno iniziato a insultarlo e provocarlo. E lì è scattata la rissa», racconta l’avvocato difensore.
Quanto emerso dall’interrogatorio, infatti, è che il 27enne abbia subìto le provocazioni degli amici e della famiglia della sua ex per mesi. «Anche i messaggini che lui le ha spedito – conferma l’avvocato – non contenevano minacce, ma rabbia. Erano più che altro sfoghi per il contesto pesante in cui lui era costretto a vivere. In un paese piccolo come Campegine tutti sapevano cosa stava succedendo e lui non riusciva a sopportare che si parlasse male di lui e della sua famiglia.
"Oltre alla delusione per la fine della storia d’amore, che gli ha causato una depressione e gli ha fatto perdere decine di chili, il mio assistito ha dovuto sopportare anche le provocazioni degli amici della sua ex e le minacce dei suoi familiari. Il 25 giugno, infatti, dopo essere stato aggredito, mi aveva dato mandato di denunciare quei tre ragazzi e anche lo zio della sua ex fidanzata, che ogni volta che lo vedeva in paese gli mostrava il pugno per incutergli timore o spingerlo a reagire brutalmente».
A fronte di tutto ciò l’avvocato difensore ha chiesto al gip la revoca della misura di custodia in carcere.
«Il mio assistito non è un mostro – afferma Migale – e non è una persona squilibrata: è un ragazzino deluso dalla fine di una storia d’amore che ha avuto scatti d’ira perché provocato. Ecco perché abbiamo chiesto al giudice di valutare una misura alternativa: divieto di avvicinamento e comunicazione con la ragazza e obbligo di firma alla polizia giudiziaria. Spero che il gip accolga le nostre richieste – conclude l’avvocato – perché il carcere sta provando il mio assistito. Ieri non riusciva a terminare una frase senza scoppiare a piangere, è molto scosso». Sul fronte opposto, l’avvocato della 21enne – Claudio Vincetti dello studio legale Ferretti-Vincetti & associati – si dice fiducioso che il giudice Antonella Pini Bentivoglio farà la scelta giusta.
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