Scarcerato il capofamiglia ma non può tornare a casa
Accusato di maltrattamenti da moglie e figli, ora ha il divieto di dimora a Fabbrico Davanti al gip il 40enne non parla. La difesa: «Valuteremo gli atti della procura»
FABBRICO. Non è più in carcere il capofamiglia 40enne che venerdì era stato arrestato per maltrattamenti in famiglia, lesioni, violenza e resistenza a pubblico ufficiale.
L’ha deciso ieri il gip Giovanni Ghini che, dopo aver convalidato l’arresto, ha ritenuto d’applicare una misura restrittiva più “soft”, cioè il divieto di dimora a Fabbrico, cioè dal paese in cui vivono i familiari e soprattutto dalla casa dove sono avvenuti i fatti. Il pm Stefania Pigozzi – titolare dell’inchiesta – aveva chiesto la conferma della carcerazione, mentre l’avvocato difensore Tommaso Lombardini una misura meno afflittiva. L’udienza – tenutasi in carcere a Reggio – è stata piuttosto rapida (circa mezz’ora), anche perché il capofamiglia indagato s’è avvalso della facoltà di non rispondere. Al termine l’avvocato Lombardini non si sbilancia: «Ci riserviamo di valutare meglio gli elementi in mano alla procura».
Secondo quanto ricostruito dai carabinieri di Novellara intervenuti nell'abitazione di Fabbrico, il capofamiglia ha picchiato la moglie e i due figli (tutti e tre riusciti poi a scapppare, comunque poi refertati per lesioni guaribili fra i 2 e i 5 giorni) ma non è andato nemmeno tanto per il sottile con i militari entrati nel palazzo per rintracciarlo. Lungo le scale il 40enne ha prima dichiarato false generalità nel tentativo di sfuggire ai controlli dei carabinieri, poi ha avviato una colluttazione con i militari, arrivando addirittura a sfondare con un calcio la porta d'ingresso dello stabile nel tentativo di scappare e causare ferite ai carabinieri stessi. Solo l'intervento di un'altra pattuglia da Fabbrico ha permesso di immobilizzare l'uomo. Le indagini - coordinate dal sostituto procuratore Stefania Pigozzi - "dicono" che siamo di fronte ad un'escalation di atti violenti in famiglia. Venerdì la situazione "esplode" fra quelle quattro mura, perché il capofamiglia - un 40enne al momento senza lavoro - s'avventa contro la moglie e i due figli (il maschio ha 16 anni, la femmina è 15enne) e non sarebbe certo la prima volta che alza le mani. In casa tutta quella violenza terrorizza moglie e figli che, davanti alla furia cieca del familiare, preferiscono fuggire. E ci riescono davvero a scappare da quell'abitazione che sembrava divenuta una trappola. Sono momenti convulsi, comunque la donna non perde lucidità e riesce a chiamare il padre. E' impaurita, chiede aiuto per sè e i suoi due figli. E' la "mossa" giusta: riescono ad evitare altre botte, mentre il familiare chiama velocemente l'ambulanza e i carabinieri.
Ora la famiglia è stata – di fatto – divisa dal divieto di dimora a Fabbrico nei confronti del 40enne, per evitare altre pericolose situazioni fra le mura domestiche. (t.s.)
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