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Barbari sull’Enza Le sponde invase da cumuli di rifiuti

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Barbari sull’Enza Le sponde invase da cumuli di rifiuti

Vetto: con il caldo torrido tanti reggiani vanno sul fiume ma spesso lasciano sul posto montagne di immondizia

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VETTO. Afa. Caldo torrido. Asfalto rovente. Restare in città, di questi tempi, è quasi impossibile. Chi può se ne va in vacanza, chi lavora cerca di ingegnarsi. Shopping nei negozi refrigerati dall’aria condizionata? Può essere. Piscina? Pure. Chi non ha paura di rimanere imbottigliato nel traffico fugge al mare in giornata (in Riviera, in Liguria, in Toscana...).

Ma in tanti si riversano sulle sponde dell’Enza. Vuoi perché più economico, vuoi perché quel clima “wild”, da grigliata all’aria aperta-birra-giornata con gli amici, attira molto. E così, soprattutto nel weekend, le rive del fiume si riempiono di famiglie – per lo più straniere – con bambini, coppie in gita con il cane, gruppi di amici con voglia di divertirsi, e combriccole di amiche che si piazzano con la sedia di plastica in acqua per abbronzarsi il più possibile.

Il problema è che i turisti dell’Enza non sembrano essere attenti a ciò che hanno intorno, all’ambiente che li accoglie permettendo di sfuggire – almeno per qualche ora – alle temperature infernali della città. Nonostante i cassonetti – soprattutto quelli per la raccolta del vetro e delle lattine – pullulino, le sponde del fiume sono invase da rifiuti. Vere e proprie montagne maleodoranti che si ergono qui e là, vicino all’acqua o sotto le frasche degli alberi. I “bagnanti” – le virgolette sono necessarie perché l’Enza non è balneabile – le evitano come possono, e qualcuno addirittura finisce per stendersi sui sassi che emergono dal pelo dell’acqua. Si tratta di pazientare per qualche ora, d’altronde, tapparsi il naso e gli occhi prima di tornare sotto la cappa di afa e caldo.

Peccato che i turisti del fiume se ne vadano, i rifiuti no. Piatti di plastica, bicchieri, lattine, bottiglie di birra, bottigliette di coca, cartoni di succhi, carta stagnola, tovaglioli, fazzoletti rimarranno lì fino a quando qualcuno – attento e affezionato, lui, a quell’ambiente – deciderà di pulire il “canyon” dell’Enza provando a cancellare le tracce dei barbari del weekend.

Sarebbe molto più semplice se ognuno, dopo aver banchettato vista fiume, raccogliesse i rifiuti prodotti, li mettesse dentro ai sacchi del pattume – vanno bene anche le sporte di plastica dei supermercati – e li buttasse nei cassonetti.

Il fiume ringrazierebbe. E si sdebiterebbe accogliendo sulle sue sponde – finalmente pulite – chiunque abbia voglia di trascorrere qualche ora al fresco, cullato dal rumore dell’acqua che scorre e che si infrange placidamente sui sassi piatti del greto.

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