Gazzetta di Reggio

Reggio

EDUCAZIONE CIVICA

La tassazione va insegnata nelle scuole

Giancarlo Ferretti

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In questi mesi estivi molti cittadini e tutti gli imprenditori e gli amministratori stanno affrontando il problema della dichiarazione dei redditi 2014 e dei conseguenti onerosi versamenti. La pressione fiscale globale apparente, che comprende la somma delle imposte e dei contributi sociali, nel 2012 era pari al 44% del Pil, ma quella effettiva, che si rapporta al Pil prodotto legalmente e totalmente dichiarato, raggiungeva il 52,9% a causa della diffusa evasione e della cosiddetta economia sommersa.

Si deve al riguardo considerare che, nel campo aziendale, non tutti i costi risultano interamente deducibili (come il costo del lavoro e gli interessi passivi ai fini Irap o l'Imu sui fabbricati strumentali) per cui in diversi casi il "total-tax rate" raggiunge addirittura il 68,3%. E dal 2012 al 2014 il carico tributario complessivo non è diminuito e subirà una moderata flessione solo nel 2015 grazie ad alcuni significativi interventi del Governo Renzi (bonus di 80 euro e deducibilità totale del costo del lavoro dall'imponibile Irap).

La pressione fiscale dell'Italia rispetto agli altri Paesi risulta troppo elevata e deriva sia dall'imponente debito pubblico, che non accenna a diminuire, e dall'evasione sistematica radicata in molti settori, sia dall'aumento delle uscite finanziarie provocate dalla corruzione e dalla criminalità organizzata che amplificano fittiziamente il valore degli appalti, sia dai tanti inutili sprechi e dal costo esagerato della politica che recenti molteplici scandali hanno posto all'attenzione degli increduli e sconcertati elettori.

Dopo quasi vent'anni di malgoverno, dopo aver rimandato sine die le indispensabili riforme, ci troviamo ad affrontare il fenomeno della globalizzazione e della crisi economica con la "questione fiscale" del tutto insoluta. Infatti ogni elemento della vita sociale è connesso direttamente o indirettamente col fisco e con le politiche fiscali: la competitività delle aziende, il lavoro, il risparmio, i consumi, i rapporti con l'Europa dove gli Stati si fanno una guerra tributaria molto discutibile (per non dire dei paradisi fiscali, veri centri del malaffare e del riciclaggio per i quali l'Ocse e la Cee stanno impostando qualche seppur tardivo rimedio).

I cittadini debbono innanzitutto comprendere, anche per moderare certe loro assurde pretese, perché l'Italia si trova in questa difficile situazione (provocata peraltro anche da epocali fattori esterni), debbono capire quali sono stati gli errori commessi collettivamente, quali sono state le responsabilità dei politici, delle classi dirigenti e di tutta quell'ampia parte della popolazione che ha agito sin qui priva totalmente di educazione civica e di moralità.

Questo processo cognitivo-educativo andrebbe svolto nelle scuole superiori, nelle assemblee dei partiti politici e dei sindacati (che anziché rinfacciarsi continuamente le colpe dovrebbero puntare prevalentemente al bene comune con spirito più unitario) poichè deve aumentare la partecipazione consapevole degli elettori ai quali vanno indicati proposte e programmi adeguati per risanare lo Stato, le Regioni e i Comuni e superare la crisi.

Il Governo in carica ha suscitato molte speranze e incontrato molte difficoltà per cui si trova ora nella necessità di allargare il consenso ottenuto, coinvolgendo tutte le parti sociali e i tanti cittadini sfiduciati e delusi dalla politica. Ma l'impegno dell'Esecutivo, coi suoi limiti, non riuscirà a risollevarci se non aumenterà il grado di educazione civica e la virtus della popolazione, se accanto alla moltitudine di italiani che operano alacremente, che pagano onestamente le tasse, che pur fra tante difficoltà promuovono con intelligenza il benessere delle proprie famiglie e della nazione, non si riuscirà con l'esempio delle classi dirigenti, con la diffusione della cultura della legalità e dell'etica, a recuperare quella parte di popolo che manca di senso civico.

Aldo Moro ha affermato "Questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera se non nascerà un nuovo senso del dovere".

In un mio recente libretto sulla "questione fiscale" ho cercato, pur con molti limiti, di sviluppare questo argomento indicando i dati necessari per riflettere e vagheggiare un futuro ideale e possibile, oltre la crisi, la corruzione e il malgoverno, e spero che questo messaggio giunga particolarmente, se lo vorranno, agli studenti di tutte le scuole superiori dove ho insegnato per diversi anni.
* commercialista
e insegnante in pensione

 

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