Spariti i documenti della ditta di marmi: titolare condannato
REGGIO EMILIA. Quattro anni fa il fallimento della ditta di marmi che fa capo al 52enne Pietro Passafaro, originario di Isola Capo Rizzuto e che aveva impiantato l’azienda prima a Reggio per poi...
REGGIO EMILIA. Quattro anni fa il fallimento della ditta di marmi che fa capo al 52enne Pietro Passafaro, originario di Isola Capo Rizzuto e che aveva impiantato l’azienda prima a Reggio per poi trasferirla a Brescello.
Ma al di là di questo “passaggio” aziendale, la procura ha successivamente aperto un’inchiesta – finita di recente sul tavolo del pm Giulia Stignani che ha anche rappresentato l’accusa in aula – per bancarotta documentale.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sarebbero spariti diversi atti contabili (relativi a vari anni, non solo al 2011), da qui l’accusa di bancarotta documentale per l’imprenditore.
Quest’ultimo non si è mai presentato in udienza ed è stato comunque rappresentato dal difensore d’ufficio (cioè l’avvocato Roberto Ferrari).
Ieri in aula è stato sentito il curatore fallimentare che, per la difesa, è stato lacunoso nella sua esposizione, lasciando non pochi “vuoti” in questa vicenda.
Basandosi su queste carenze, il difensore ha rimarcato – nell’arringa – che tutto ciò non possa portare ad una condanna dell’imputato.
Di diverso avviso il pm Stignani che ha chiesto per Passafaro la condanna a 4 anni di reclusione.
Tesi accusatoria che ha fatto breccia nel convincimento della Corte presieduta da Francesco Caruso.
Il collegio giudicante ha infatti condannato l’imprenditore d’origine calabrese a 4 anni di carcere, inibendolo inoltre per 10 anni da qualsiasi attività commerciale.
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