«E’ stato infangato il mio nome per nulla distrutta la cooperativa e chi ci lavorava»
Stefania Bigliardi esce dall’aula molto provata: prima l’abbraccio con il marito Tiziano Motti e con l’avvocato difensore Liborio Cataliotti, poi le lacrime liberatorie. Parla a fatica con i cronisti:...
Stefania Bigliardi esce dall’aula molto provata: prima l’abbraccio con il marito Tiziano Motti e con l’avvocato difensore Liborio Cataliotti, poi le lacrime liberatorie. Parla a fatica con i cronisti: «Quello che abbiamo passato tutti – dice – non verrà certo ripagato da una sentenza d’assoluzione». Rimane più freddo Motti (foto) che, con amarezza, vuole spiegare cos’ha voluto dire per lui e la sua realtà lavorativa quest’anno di processo: «Le banche che cambiano comportamento, i fornitori che scappano, gli oltre 700mila euro di legittimi contributi statali vitali per la cooperativa “La nuova stampa” che vengono bloccati, i giornalisti che vi lavorano che perdono il posto di lavoro con altrettante famiglie in ginocchio. Per cosa? Per nulla! Io ho le spalle grandi, ho altre attività, ma ai dipendenti-soci della cooperativa distrutta non è andata così. Comunque io non posso essere soddisfatto, il mio nome è stato infangato, sono stato a torto additato come un truffatore». (t.s.)
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