Gazzetta di Reggio

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«La Corghi vuol delocalizzare in Croazia»

di Serena Arbizzi
«La Corghi vuol delocalizzare in Croazia»

Correggio, l’allarme dei sindacati: «L’azienda pronta a spostare il reparto smontagomme pesanti, che conta 20 addetti»

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CORREGGIO. Si annunciano giornate di tensione all’interno del gruppo Corghi e in particolare per una parte della produzione. Secondo quanto riferiscono fonti sindacali, infatti, l’impresa ha comunicato di voler delocalizzare il reparto “smontagomme pesante”, che impiega una ventina di lavoratori anche se gli addetti interessati sembrerebbe maggiore. Questa parte della produzione opera in collegamento con altri reparti e, per i sindacati, il numero preciso di lavoratori che potrebbero essere coinvolti da questo sostanziale cambiamento è ancora da definire. Si tratta di una svolta importante per l’azienda, che vorrebbe trasferire la fase della produzione riguardante lo “smontagomme pesante” in Croazia, più precisamente nella città di Osjac.

Sono giorni febbrili, questi, dove si susseguono ripetuti incontri incentrati proprio sulle conseguenze di una delocalizzazione negli stabilimenti del gruppo che, in tutto, conta quasi un migliaio di dipendenti, di cui oltre 520 a Correggio.

La prossima settimana, gli incontri potrebbero sfociare in una mobilitazione e non è escluso che si arrivi a proclamare lo sciopero. «In questi giorni si sta svolgendo un ciclo di più di sei assemblee al gruppo Corghi – dice Davide Mariotti, responsabile Fiom Cgil, zona di Correggio – L’impresa ci ha comunicato la volontà di delocalizzare un reparto produttivo, lo “smontagomme pesante”, che si occupa della sistemazione di pneumatici dei camion, e coinvolge più di 20 lavoratori e indirettamente anche altri. Ci sono infatti lavorazioni collegate a questo reparto, quindi si tratterà di un numero più consistente di addetti interessati dalla delocalizzazione. L’azienda ha manifestato l’intenzione di delocalizzare in Croazia, Osjac, cittadina industriale dove sono già presenti altre aziende reggiane. Il problema principale che denuncia l’impresa – prosegue il sindacalista – riguarda il costo del lavoro. Per questo motivo l’azienda è decisa a fare questa operazione e in alternativa pensa alla manipolazione dei salari. Che non significa tanto abbassarli, quanto convertirli in welfare, servizi cioè. Questo, tra l’altro, creerebbe un problema di affossamento del servizio sanitario perché se si erogano dei salari su cui non si pagano tasse e contributi come si fa a sostenere il servizio pubblico?».

Ad oggi alla Corghi, dicono i sindacati, non c’è alcun ammortizzatore sociale aperto. «L’azienda si rifiuta di utilizzare ad oggi qualsiasi tipo di ammortizzatore – prosegue Mariotti – L’azienda ha dichiarato un calo produttivo e, probabilmente, sta valutando di gestirlo in questa fase fino alla fine agosto con la riduzione di orari e l’aumento delle ferie. Noi abbiamo provato a fare proposte alternative ma non sono state accettate. Questi, quindi, sono giorni decisivi per il futuro dei dipendenti coinvolti dalla delocalizzazione. Ci sono alcune ipotesi su cui si sta ragionando durante le assemblee in corso di svolgimento alla Corghi. Si potrebbe arrivare anche alla mobilitazione, non è escluso quindi lo sciopero».

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